In evidenza

Mi presento…

21362320_10213929585584671_493085947_oPer contattarmi… CLICCA QUI 

Di seguito qualche nota biografica

Mi chiamo Lelio Bizzarri, originario di Rieti, ho 44 anni. Dal ’97 vivo a Roma che ormai è diventata la mia città di adozione. E’ stato qui infatti che ho vissuto la parte più intensa della mia vita trovandovi l’amore e la compagna di una vita, ho conosciuto tante persone che stimo e ammiro, ho svolto attività politica, studiato e avviato la mia attività di psicologo e psicoterapeuta.

…e ora un po’ di teoria

Un lavoro che mi appassiona e che cerco di condurre con la massima professionalità ed affidabilità deontologica (Vedi certificato buona condotta). Dopo la formazione accademica svolta presso la facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, ho proseguito gli studi presso la Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale e presso la Scuola di specializzazione quadriennale in Psicologia clinica di comuFoto di gruppo scuola aspicnità e Psicoterapia umanistica integrata – ASPIC. Fondato in origine sui principi ispiratori della filosofia umanistica e sui contributi teorico-metodologici di Rogers e Pearls, quali l’empatia, la consapevolezza emotiva, l’intenzionalità e la responsabilità dell’agire umano, nonché sulla centralità delle emozioni e della qualità della relazione terapeutica, l’approccio dell’ASPIC si è andato sviluppando in una visione pluralistica capace di integrare fra loro i contributi dei diversi orientamenti teorici per come essi si sono evoluti negli ultimi decenni anche grazie a studi empirici che ne hanno comprovato la validità scientifica.

Coerentemente con queste premesse la mia metodologia si fonda sulla costruzione di una relazione empatica basata sulla fiducia, la quale favorisca una comprensione profonda nel mondo interiore della persona che si rivolge a me. L’instaurazione di una relazione terapeutica solida e fluida, così come la valutazione dello stile di personalità e della storia del cliente, sono le premesse per la pianificazione di un percorso terapeutico personalizzato in cui i principi teorici e le tecniche vengono messe al servizio del benessere e del cambiamento verso gli obiettivi scelti dal cliente e concertati con il terapeuta.

Anche se molto spesso le difficoltà quotidiane hanno reso il percorso tutt’altro che lineare, posso dire che, negli ormai dieci anni di attività di consulenza psicologica e terapia, ho avuto modo di conoscere tante persone che con fatica emotiva, impegno e dedizione hanno trovato il coraggio di diventare consapevoli della loro condizione esistenziale e di sperimentare nuovi modi di stare al mondo, concedendosi così la chance di vivere una vita più felice e fedele ai propri desideri ed obiettivi di vita.

La bellezza del lavoro che svolgo sta proprio nel poter condividere una parte così intensa del percorso di vita di ogni persona.

Chi volesse conoscermi più approfonditamente e interagire con me può visitare i miei account LinkedIn, Facebook e Twitter


Annunci

Il mio libro: “Divers-abilità: invenzioni per rendersi felici”. Empatia, autodeterminazione e resilienza.

Acquistabile presso tutte le librerie “La Feltrinelli” e on-line su:

Amazon

logo lafeltrinelli       logo ilmiolibro

 

logo ibs.it              unilibro-n

Clicca sulla copertina, leggi le prime pagine gratis e lascia una recensione

divers-abilit-invenzioni-per-rendersi-felici_1239655

Si può essere felici pur avendo una disabilità? Quali sono gli ingredienti necessari per raggiungere una buona qualità della vita? Queste le domande a cui fondamentalmente risponde questo libro che esplora il complesso intreccio tra fattori biologici, psicologici e socio-culturali che determinano il benessere psicologico e l’auto-realizzazione. Obiettivo? Fornire spunti, a professionisti e non addetti ai lavori, per identificare le diverse prospettive e pianificare interventi che affrontino le problematiche a diversi livelli, valorizzando sempre l’unicità e il ruolo soggettivo della persona con disabilità, regista essa stessa dei supporti per l’inclusione sociale, piuttosto che oggetto passivo di atteggiamenti pregiudizievoli e assistenzialisti.

 

In copertina: “Le chiavi di casa” di Roberta Maola.

Acquistabile anche con il bonus cultura e la carta del docente.

300x250-BonusCultura-2download


Recensioni e commenti

Desirée. Siamo tutti vittime della guerra all’integrazione.

downloadLo voglio dire subito così che gli haters razzistoidi di tutte le sigle si possano scatenare nel vomitare il loro odio farneticante senza dover mettere alla prova il loro analfabetismo funzionale: la responsabilità della tragica fine di Desirée e le atroci violenze subite (drogata e violentata da più uomini di origine africana e deceduta per overdose), sta tanto in capo a chi le ha commesse, quanto a chi si accanisce contro i modelli di integrazione come Riace o contro forme di convivenza civile, mentre tollera luoghi dove si concentrano degrado e attività criminose (peraltro più volte segnalate dagli abitanti del quartiere S. Lorenzo).

Si pensi allo sgombero dello stabile di Piazza indipendenza e allo smembramento della comunità eritrea che vi era insediata (estate 2017), o agli sfratti intimati alla Casa Internazionale delle Donne e al centro antiviolenza di Tor Bella Monaca, o ancora allo sgombero del centro di accoglienza di via Scorticabove e alla sentenza che ha condannato il Comune di Roma al risarcimento di 28 milioni di euro per non aver impedito l’occupazione della ex fabbrica Fiorucci di Tor Sapienza. Occupazione che ha trasformato uno stabile fatiscente, destinato a diventare teatro di attività illecite, nel Museo dell’Altro e dell’Altrove: inedita esperienza in cui convivono opere d’arte contemporanea e numerose famiglie di diverse etnie.

Tragedie come questa (così come quella di Pamela Mastropietro) sono una manna dal cielo per gli accaniti oppositori dell’integrazione e dell’interculturalismo. La loro drammaticità li rende il propellente emotivo per logiche razziste e politiche di deportazione e segregazione. Ma se le si vuole interpretare con il minimo di onestà intellettuale che serve a superare le categorie lombrosiane che associano la conformazione fisica alla natura criminale, non si può non riconoscere che la responsabilità della morte e dello stupro di Desirée non può essere imputata a uomini, donne e bambini innocenti che hanno in comune solo il colore della pelle o la provenienza geografica. Anzi, non c’è alcuna soluzione di continuità tra l’atroce destino della piccola Desirée, i femminicidi nelle famiglie italiane (1 ogni 3 giorni) e i drammi di chi viene perseguitato o scappa dalla guerra, di coloro che vengono torturati nelle prigioni libiche o schiavizzati nei campi di pomodori o sui marciapiedi. La matrice è la stessa: il dominio, la violenza e lo sfruttamento estremo che vede sia fra le vittime che fra i carnefici persone di tutte le etnie. Salvo dover riconoscere che i carnefici sono quasi sempre uomini.

Questa consapevolezza non è solo motivata dal rispetto dei diritti umani, ma anche dalla urgente necessità di rendere sicure le città e proteggere le persone. Uno Stato che profonde ingenti risorse in attività di ingegneria sociale caratterizzate in senso nazionalistico, non può impegnarsi adeguatamente per proteggere tutti/e. La sicurezza passa inevitabilmente per il potenziamento di servizi di accoglienza ed inclusione liberi dal giogo della corruzione e della speculazione. Al contrario, distogliere risorse dai servizi sociali, culturali e multiculturali per investire sempre di più in spese militari e nelle forze dell’ordine, significa scegliere consapevolmente di attuare una politica che prepara la guerra, la quale trova giustificazioni nel proliferare del degrado morale e nell’imbarbarimento psicologico. Una guerra che è dichiaratamente rivolta verso i più deboli ed emarginati ma che, nei suoi danni collaterali, può coinvolgere potenzialmente ciascuno di noi.

In questi giorni la comunità del quartiere S. Lorenzo (e non solo) si stringe straziata dalla consapevolezza di non essere riusciti a proteggere l’ennesima figlia dalla violenza efferata di uomini che vedono nelle donne solo corpi da sfruttare. L’auspicio è che il cordoglio diventi motore di una rinnovata partecipazione sociale per invertire questo pauroso vortice  di regressione psicologica e sociale.

8 novembre 2015 quando a Salvini veniva data una copertura mediatica imbarazzante e sospetta

imagesOggi si è svolta a Bologna la manifestazione della Lega Nord. I tg delle reti Rai, mediaset e La7 hanno fatto diversi collegamenti in diretta, Lucia Annunziata ha dedicato a Salvini l’intervista domenicale della trasmissione “in 1/2h”, Barbara d’Urso, solerte, ha provveduto a dare risalto al nuovo pupillo di Berlusconi. Abbiamo, così assistito all’apoteosi di una visibilità garantita alla Lega e a Salvini che ormai dura da 2 anni e che ha svolto un ruolo fondamentale nel recupero di punti percentuali in termini di consenso elettorale (dal 4% del post-Maroni al 14% di cui è accreditata negli ultimi sondaggi elettorali).

La convergenza mediatica sulla Lega di Salvini è una palese dimostrazione di come l’informazione e la comunicazione massmediologica sia funzionale alla manipolazione dell’opinione pubblica.

La Lega, dopo il crollo di Forza Italia, rappresenta il nuovo volano della Destra rispetto alla quale il Partito Democratico può autoproclamarsi Sinistra o, almeno, etichettare la propria politica come alternativa a quella della Destra. Sventolare lo spauracchio della Destra è utile per ricompattare l’elettorato attorno al PD che dopo un anno e mezzo di governo e diverse misure impopolari, sta perdendo consensi e voti anche alla luce della fuoriuscita di diversi parlamentari e la costituzione del nuovo soggetto politico Sinistra Italiana.

Collateralmente, ma non secondariamente la Lega ha la funzione di tampone rispetto allo sviluppo del Movimento 5 Stelle nel quale è confluito l’elettorato, di destra e di sinistra, deluso dai partiti tradizionali, fornendo un punto di riferimento più addomesticato a tutti quegli elettori costituiti da piccola e media impresa che non sono stati interessati, se non addirittura danneggiati, dalle politiche messe in atto dal Governo nell’ultimo anno e mezzo.

Poco importa se per raggiungere questi obiettivi, si dà risalto e visibilità al leader di una formazione politica che puntualmente indica negli immigrati la causa di tutti i mali del nostro Paese; straparla di radere al suolo i campi Rom senza spiegare dove dovrebbero andare a vivere le persone che abitano in essi; sostiene la chiusura delle frontiere nonostante i milioni di persone che si trovano a fuggire dal Medio-Oriente e dal Nord-Africa per sottrarsi a persecuzioni, guerre, fame, sete e malattie; fomenta la legittimazione dell’uso delle armi da parte di cittadini privati per “difendersi”.

“Liberi di Fare”: assistenza autogestita per tutti!

33990088_10216622178371963_4072051346512019456_o
Liberi di fare Manifestazione per la vita indipendente. Roma, 8 giugno 2018 ore 15 Piazza del Popolo

Per comprendere come si può sentire una persona disabile quando viene messo in discussione un così essenziale servizio, è sufficiente fare un semplice esercizio di immedesimazione: immaginiamo che qualcuno ci dica che da domani, forse, non potremo più uscire di casa, che non potremo più andare al lavoro, che non potremo più frequentare i nostri amici o svolgere le nostre attività di socializzazione preferite. Immaginiamo che qualcuno ci dica che, forse, da domani non potremo più prenderci cura del nostro corpo, alzarci dal letto e cominciare la giornata così come abbiamo fatto oggi e come facciamo da mesi e da anni.

Tutto viene pervaso da un senso di precarietà, ogni nostra attività non è più garantita, fare progetti diventa un puro esercizio speculativo, il futuro viene sostituito da un punto interrogativo, smettendo di rientrare nella sfera di ciò che possiamo controllare e gestire.
Per dirla in termini psicologici e dotti, la persona non ha più un locus of control interno, bensì esterno: la sua vita è dominata da fattori esterni alla propria volontà e alle proprie capacità, è in balia degli eventi.

Questo è un emblematico esempio di come i processi socio-economici abbiano riflessi sulle persone, tali da produrre disagio psicologico e persino psicopatologia. Quando infatti una persona percepisce di non avere più il controllo della propria vita e che tutti i suoi sforzi determinano comunque esiti negativi (learned helplessness e learned hopelessness), si instaurano sentimenti di impotenza e di disperazione, correlati a loro volta ad ansia, depressione, stress, immuno-soppressione e altre patologie a base organica, correlate all’asse psico-neuro-endocrino-immunologico.
Il ruolo della psicologia in questi casi non è solo quello di curare le patologie o prevenirne l’aggravamento, ma – così come ci insegna la psicologia di comunità – anche quello di agevolare i processi di aggregazione sociale fra persone che vivono una condizione oggettiva simile, come quella della disabilità, affinché insieme siano più efficaci nel difendere ed espandere servizi primari e imprescindibili come l’assistenza.
Innanzitutto, è necessario lavorare per accogliere e attenuare il senso di sgomento, choc ed ansia ripristinando la speranza. In secondo luogo, è possibile lavorare per agevolare processi di socializzazione improntati alla collaborazione, facendo ben consapevolizzare che la “politica dell’orticello” è controproducente e che il potere del singolo tanto cresce quanto più aumentano numerosità e coesione di gruppo, nonché si rinforza il senso di lealtà fra i suoi componenti.
Il detto divide et impera (“dividi e domina”) ci ricorda che tanto più un gruppo o una società sono frammentati, tanto più è facile imporre misure e politiche inique. Purtroppo chi vive una condizione di sofferenza può essere preso in scacco da questa stessa sofferenza, che diventa una lente attraverso la quale si guarda la realtà distorcendola. La sofferenza può cioè diventare il motivo per un approccio autoreferente alla vita, una specie di “pulpito” dal quale giudicare tutto e tutti, ma che, fatalmente, ci isola dagli altri e ci rende soli e più deboli.

Nel mondo della disabilità ciò accade in maniera ricorrente: ogni sottocategoria – e ogni persona all’interno di esse – afferma che la propria condizione di disabilità è la peggiore e quella più meritevole di rivendicazioni e tutele.
Se è vero, però, che ogni condizione è diversa dall’altra, è altrettanto vero che per ognuna di esse è valido il principio socio-politico secondo il quale ogni persona ha diritto ad avere i supporti tecnici, economici e assistenziali necessari per compensare la condizione di svantaggio dovuta alla menomazione fisica. Un principio, questo, che non ha una valenza assoluta, bensì storica e che per tale motivo deve essere ribadito periodicamente, con maggior forza proprio nei frangenti storici di crisi.

 

 

Roma. Assegno e contributo di cura approvata la graduatoria

Approvata la graduatoria unica cittadina degli aventi diritto all’erogazione dei benefici economici (assegno di cura e contributo familiare) in favore di persone in condizioni di disabilità gravissima, previsti dal Decreto Ministeriale 26 settembre 2016.

Lo stabilisce la Determinazione Dirigenziale n. 1762 del 29/05/2018: con un ulteriore atto il Dipartimento Politiche Sociali impegnerà le risorse economiche e le trasferirà ai Municipi di Roma Capitale.

I benefici economici saranno quindi erogati dai Municipi territorialmente competenti agli aventi diritto, nei limiti dei trasferimenti regionali.

Si tratta nello specifico dell’assegno di cura per un importo mensile di € 800 e del contributo di cura per il caregiver familiare, per un importo mensile di € 700.

La graduatoria per l’ottenimento dei benefici rimane aperta e verrà aggiornata costantemente dal Dipartimento Politiche Sociali, sulla base delle nuove domande che i cittadini possono presentare presso i Municipi d’appartenenza.

Consulta la prima graduatoria approvata

Vedi la Determinazione Dirigenziale n. 1762 del 29/05/2018.

Fonte: https://www.comune.roma.it/web/it/informazione-di-servizio.page?contentId=IDS144671

th (3)Il Comune di Roma avvia la sperimentazione dell’assegno di cura per favorire la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità gravissima. L’intenzione è lodevole, ma la copertura economica non è per il momento sufficiente a dare continuità oltre il 2018 all’iniziativa e a garantire servizi H24. La famiglia rimane risorsa imprescindibile tant’è che il contributo di cura ha l’obiettivo dichiarato di alleviare il carico fisico e psicologico del Caregiver, non di attuare un vero svincolo dal ruolo assistenziale.

Il Comune di Roma con la Delibera di Giunta Capitolina n. 7 del 15 gennaio 2018 ha recepito la Delibera di Giunta Regionale 104/2017, concedendo per la durata di un anno, l’erogazione:

  • di un assegno di cura per l’importo mensile di € 800,00 oppure, in alternativa
  • di un contributo di cura per il caregiver familiare per l’importo di € 700,00 mensili.

L’assegno di cura (assegnato alla persona con disabilità) può essere impiegato, per affiancare agli assistenti di base, infermieri, fisioterapisti, psicologi o altre figure professionali che possano favorire la permanenza delle persone con disabilità gravissima nel proprio domicilio, garantendone un’adeguata qualità della vita. I servizi in questione possono essere reperiti sia nella forma diretta (attraverso cooperative appaltanti), sia in quella indiretta attraverso personale assunto dalla persona con disabilità stessa.

Come detto, in alternativa si può optare per il contributo di cura (assegnato invece al caregiver familiare) sia come forma di riconoscimento economico dell’attività assistenziale svolta, sia per ingaggiare professionisti che possano sostituire o affiancare il caregiver in frangenti di emergenza o per garantire periodi di riposo.

È importante sottolineare, a scanso di equivoci, che gli emolumenti previsti dalla DGC 15/2018 sono compatibili con il servizio di assistenza domiciliare SAISH e SAISA, diretta ed indiretta, come regolamentati dalla DGC 191/2015.

Ma cosa si intende per disabilità gravissima e chi ha diritto a richiedere l’assegno o il contributo di cura?  Tutti coloro che sono titolari dell’indennità di accompagnamento ai sensi della legge 18/80 con priorità per coloro che si trovano in una delle condizioni previste dall’art. 2 comma 3 del Decreto Interministeriale 26 settembre 2016, come di seguito sintetizzato (per una specificazione più precisa fare riferimento alle fonti normative, nda):

  1. Condizione di coma;
  2. Dipendenza da ventilazione meccanica (24/7);
  3. Grave stato di demenza;
  4. Lesioni spinali tra C0 e C5;
  5. Gravissima compromissione motoria a causa di patologia neurologica o muscolare;
  6. Compresenza di minorazione visiva totale o parziale grave e di ipoacusia grave;
  7. Livello 3 dello spettro autistico con fissazione nei rituali, comportamenti ristretti ed interazione sociale ridottissima;
  8. Ritardo mentale gravissimo o profondo e livello di attività minimo;
  9. Ogni altra persona che necessiti di assistenza continuativa h24 per gravi condizioni psicofisiche.

Il provvedimento, quindi, amplia la platea di destinatari potenziali e riconosce la gravosità assistenziale di una moltitudine di condizioni patologiche. Contestualmente sospende la DGC 358/2013 che riconosceva solo alle persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica la possibilità di accedere ad un supporto assistenziale integrato e specializzato per rispondere alle peculiari necessità di patologie estremamente gravi e complesse. Senza entrare nel merito dell’equità di questa parte del provvedimento, non si può non riconoscere che emergono alcune criticità a cui i funzionari del Comune di Roma dovranno celermente trovare delle soluzioni:

  1. In base alla nuova delibera (15/2018) potranno richiedere l’assegno di cura solo le persone che si trovano in uno stadio della patologia avanzato. Per quest’ultime però la 358/2013 prevedeva un budget che poteva variare dai 1000,00 ai 2000,00 euro, posto che l’assegno di cura sarà di 800,00 euro si configura la possibilità che ci sia una drastica riduzione, a partire dal 1 marzo 2018, delle risorse da impiegare nell’assistenza integrata con conseguente decremento della quantità e qualità della stessa.
  2. Per gli utenti già in carico la cui condizione non soddisfa i criteri della 15/2018 è previsto il mantenimento della continuità assistenziale, ma per far questo il Comune di Roma dovrà individuare, entro il 1 marzo, risorse ad hoc messe a disposizione dal Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute.
  3. Infine, per coloro che alla data di entrata in vigore della 15/2018 non erano in carico ai servizi sociali, non potranno accedere né all’assegno di cura fino all’aggravarsi della patologia, né potranno avere il supporto economico previsto dalla 358/2013 anche per chi si trovava nei primi stadi della patologia.

Un provvedimento a luci ed ombre quindi, atto più a fornire un supporto piuttosto che puntare ad una vera e propria presa in carico di quest’ultima al fine di garantirne lo svincolo assistenziale e la piena inclusione sociale. Il contributo di cura è il sigillo economico con il quale si sancisce il principio secondo il quale è la famiglia che deve farsi garante dell’accudimento della persona con disabilità, mentre lo Stato fornisce supporti di rado sufficienti e coordinati tra di loro.

Persiste ancora forte la mentalità secondo cui l’alternativa può essere solo il ricovero in una struttura sanitaria. Soprattutto si sottovalutano i costi psicologici e sociali dell’assistere un familiare con disabilità e del farsi assistere da un familiare.

Il sentimento verso il partner, figlio, genitore o fratello viene contaminato, mediato e declinato dalla cura e nella cura. L’individuazione e differenziazione psicologica dei figli è ostacolata dalla onnipresenza del genitore-caregiver. Sensi di colpa e percorsi di autonomia abortiti. Percorsi professionali e di autorealizzazione sacrificati per l’assistenza dei figli. Minor tempo e minor attenzione per gli altri figli, i quali a loro volta sviluppano sentimenti di rabbia e sensi di colpa.

Questi sono solo alcuni dei costi psicologici e sociali del ritenere la famiglia un micro-apparato assistenziale. La famiglia è il luogo dell’affetto e delle relazioni che consentono la crescita psicologica e morale (anche in presenza di disabilità cognitiva gravissima). Il fattore imprescindibile di queste relazioni è l’interdipendenza, perché dove c’è precarietà dei bisogni primari e dipendenza, lo sviluppo psicologico è più difficoltoso ed incerto. L’assistenza delle persone con disabilità è un’attività che richiede grande professionalità, equilibrio psicologico e deontologico. Essa, garantendo i bisogni delle persone con disabilità ne favorisce l’indipendenza e con essa la maturazione psicologica di tutti. Non esiste alcun contributo che possa supplire alla mancanza di tutto ciò.

Per ricevere il contributo è necessario fare domanda. La modulistica e i criteri di assegnazione sono allegati alla delibera 7/2018 di seguito linkata. Per ulteriori informazioni è possibile contattarmi ai recapiti presenti nella pagina Dove ricevo e come contattarmi…

Riferimenti normativi:

Deliberazione Giunta Capitolina Disabilità Gravissime n. 7 del 15 gennaio 2018

DGCDelib. N 358 del 06.09.2013

DGC191/2015

 

 

GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati

imagesInformativa sul trattamento dei dati personali ai sensi dell’Articolo 13 D.lgs 196/03 (Codice Privacy) e dell’articolo 13 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

Il dott.  Lelio Bizzarri titolare del trattamento dei seguenti dati raccolti per lo svolgimento dell’incarico oggetto di questo contratto intende informare l’interessato in merito all’utilizzo dei propri dati personali:

  1. dati anagrafici, di contatto e di pagamento – informazioni relative al nome, numero di telefono, indirizzo PEO e PEC, nonché informazioni relative al pagamento dell’onorario per l’incarico (es. numero di carta di credito/debito), ecc;
  2. dati relativi allo stato di salute: i dati personali attinenti alla salute fisica/mentale sono raccolti direttamente, in relazione alla richiesta di esecuzione di valutazioni, esami, accertamenti diagnostici, interventi riabilitativi e ogni altra tipologia di servizio di natura professionale connesso con l’esecuzione dell’incarico.

I dati personali e sensibili (ivi compresi quelli sanitari), e quanto correlato agli interventi psicologici (per esempio: esiti degli strumenti di valutazione psicologica, registrazioni audio e/o video) possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso scritto dell’interessato, e per la finalità specifica per la quale sono raccolti.

In particolare, i dati verranno trattati per le seguenti finalità:

  1. per gestire i rapporti funzionali all’erogazione delle prestazioni sanitarie e/o l’incarico professionale richiesto;
  2. per adempiere ai conseguenti e correlati obblighi di legge amministrativi, contabili, o fiscali;
  3. per eventuali contatti legati alla prestazione professionale (telefonici, via fax, via posta ordinaria, via e-mail, ecc.);
  4. per l’insegnamento a psicologi e studenti di corsi di laurea in psicologia, le intervisioni e supervisioni cliniche, tutelando l’anonimato e la non riconoscibilità della persona;
  5. per ogni finalità che si rende necessaria per la prestazione concordata tra assistito e professionista.

Le riflessioni/valutazioni/-interpretazioni professionali tradotte in dati dallo psicologo costituiscono dati professionali, che saranno trattati secondo i principi del GDPR e gestiti secondo quanto previsto dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, dalla normativa vigente, dai regolamenti, dai codici di condotta.

Il trattamento dei dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità, trasparenza, minimizzazione, pertinenza, responsabilizzazione e potrà essere effettuato utilizzando supporti cartacei e/o informatici comunque idonei a garantirne la sicurezza e la riservatezza e comunque mediante l’utilizzo di procedure che evitino il rischio di smarrimento, sottrazione, accesso non autorizzato, uso illecito, modifiche indesiderate e diffusione; nel rispetto delle norme vigenti e del segreto professionale.

Ai fini dell’erogazione della prestazione concordata il conferimento dei dati è obbligatorio, poiché in mancanza non sarà possibile svolgere l’attività professionale richiesta e gli obblighi di legge da essa derivanti.

Pertanto la base giuridica del trattamento dei dati personali è l’erogazione della prestazione richiesta al Titolare, ovvero il contratto e il relativo consenso per prestazioni di consulenza e/o sostegno psicologico e/o di psicoterapia.

I dati personali verranno conservati solo per il tempo necessario al conseguimento delle finalità per le quali sono stati raccolti o per qualsiasi altra legittima finalità a essi collegata.

Esaurite le finalità per i quali sono stati raccolti, i dati personali verranno anonimizzati irreversibilmente e/o cancellati, distrutti in modo sicuro.

I tempi di conservazione, in relazione alle differenti finalità sopra elencate, saranno i seguenti:

  1. dati anagrafici, di contatto e di pagamento: verranno tenuti per il tempo necessario a gestire gli adempimenti contrattuali/contabili e comunque per un tempo di 10 anni dalla cessazione del rapporto contrattuale;
  2. dati relativi allo stato di salute: saranno conservati per il periodo di tempo strettamente necessario allo svolgimento dell’incarico e al perseguimento delle finalità proprie dell’incarico stesso e comunque per un periodo minimo di 5 anni (art.17 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani).

I dati saranno trattati dal Titolare e dagli eventuali Responsabili del trattamento nominati e strettamente autorizzati, attraverso l’adozione di misure tecnico-organizzative idonee a soddisfare il rispetto della normativa sulla privacy. I dati personali non saranno oggetto di comunicazione e/o diffusione a soggetti terzi, fatta eccezione per:

  1. Pubbliche Amministrazioni per lo svolgimento delle funzioni istituzionali nei limiti stabiliti dalla legge o dai regolamenti;
  2. società/studi professionali che prestano attività di assistenza, consulenza o collaborazione in materia contabile, amministrativa, fiscale, legale, tributaria e finanziaria (…….);
  3. terzi fornitori di servizi, in particolar modo di supporto informatico e di telecomunicazione (Google, Dropbox, Skype….) per la mera gestione tecnica dei dati nelle comunicazioni o trattamenti di dati legati alle prestazioni (ad es. files cifrati in cloud);
  4. a seguito di ispezioni o verifiche, organismi di vigilanza, autorità giudiziarie nonché a tutti gli altri soggetti ai quali la comunicazione sia obbligatoria per legge.

L’eventuale lista dei Responsabili del trattamento e degli altri soggetti cui vengono comunicati i dati può essere visionata a richiesta inviando una mail a info@bizzarrilelio.it

I dati personali non saranno soggetti a diffusione, né ad alcun processo decisionale interamente automatizzato, ivi compresa la profilazione.

I singoli interessati in qualsiasi momento potranno esercitare i diritti di cui all’art. 7 Codice della Privacy e di cui agli articoli 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 del Regolamento sulla Privacy inviando una mail o una comunicazione scritta ai recapiti del Titolare (mail……..) e per l’effetto ottenere:

  1. la conferma dell’esistenza o meno dei dati personali degli interessati, verificarne l’esattezza o richiederne l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione;
  2. l’accesso, la rettifica, la cancellazione dei dati personali o la limitazione del trattamento;
  3. la cancellazione, trasformazione in forma anonima, il blocco dei dati personali trattati in violazione di legge.

In qualsiasi momento, inoltre, l’interessato potrà opporsi al trattamento dei dati che lo riguardano o revocare il consenso al trattamento, senza pregiudizio della liceità del trattamento basata sul consenso prima della revoca.

Il Titolare potrà comunque conservare taluni dati personali anche dopo la richiesta di cessazione del trattamento esclusivamente per difendere o far valere un proprio diritto, ovvero nei casi previsti dalla legge o per effetto dell’ordine di un’autorità giudiziaria o amministrativa.

Per eventuali reclami o segnalazioni sulle modalità di trattamento dei dati ci si può rivolgere in qualsiasi momento al Titolare del trattamento dei dati. Tuttavia è possibile inoltrare reclami o segnalazioni all’Autorità responsabile della protezione dei dati, utilizzando gli estremi di contatto pertinenti: Garante per la protezione dei dati personali – piazza di Montecitorio n.121 – 00186 ROMA – fax: (+39) 06.696773785 – telefono: (+39) 06.696771 – PEO: garante@gpdp.it – PEC: protocollo@pec.gpdp.it

Fonte: http://www.ordinepsicologilazio.it/psicologi/nuovo-regolamento-europeo-sulla-privacy/

Un olocausto sotto i nostri occhi…

Aprile 2018 – Attacco con armi chimiche nella Ghouta, Siria.


Febbraio 2018, i bombardamenti su Ghouta,


Se lo sterminio perpetrato dai nazisti nei campi di concentramento verso ebrei, disabili, zingari e omosessuali, fu a lungo coperto dalla segretezza e a lungo si è dibattuto se il mondo fosse al corrente del genocidio messo in atto dalle SS, nessun alibi ci è consentito oggi in cui abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, i crimini di guerra compiuti ai danni di popolazioni inermi da regimi sostenuti da Stati Uniti, Europa e Russia.

Il regime di Assad, sostenuto da quello di Putin, è uno dei più feroci e liberticidi. Così racconta Mazen AlHummada, 40 anni, ex ingegnere a Dar Al Zour, fu catturato dopo aver aiutato una dottoressa a trovare del latte in polvere:

“Mi chiese di urinare sui cadaveri ammassati nel bagno”. Mazen AlHummada, nato quarant’anni fa a Dar Al Zour, città siriana al confine con l’Iraq, ha lo sguardo fisso mentre ricorda la sua prigionia nella carcere siriana del Mezzeh, a Damasco. “Quando vidi la faccia del mio torturatore contro la mia che mi chiedeva di compiere quel gesto, provai una paura indescrivibile. Mi pietrificai. Poi, cominciò a girarmi la testa. Perché Dio mi lasciava ancora in vita: non potevo anch’io morire e venir gettato in un bagno come quei corpi?”.

Per la versione integrale dell’intervista clicca sul post de “Il fatto quotidiano”

Ovunque ci sia un rivolta popolare o delle mobilitazioni per i diritti civili poco dopo sopraggiungono guerra e terrorismo: è successo in Iraq con la rivolta degli sciiti, è successo nei Balcani per le tensioni di autodeterminazione delle popolazioni bosniache e kosovare, così come in Ucraina, in Libia e Tunisia con la primavera araba e dal 2012 in Siria.

Nel 2011 in Siria al movimento di protesta contro il regime di Assad fecero ben presto seguito attentati terroristici e poi la sanguinosa repressione del regime.

Di seguito un’analisi tratta da “La Storia Siamo Noi – Breve Storia del conflitto siriano

Sommariamente possiamo suddividere il lasso di tempo che ci separa dal 15 marzo 2011, data dell’inizio della rivolta, a oggi in tre fasi distinte: la protesta pacifica, l’accendersi del confronto armato, la guerra interna. A ognuna di queste fasi corrisponde un cambiamento nelle pratiche e nelle attitudini del regime e dell’opposizione, oltre che a un progresso della presenza jihadista e qaidista nel paese. 

download

La Russia di Putin sostiene il regime di Assad già dallo scorso anno attraverso incursioni aeree e bombardamenti ufficialmente contro l’IS. ma secondo altre fonti i bombardamenti avrebbero colpito anche obiettivi civili e miliziani dell’Esercito Libero Siriano.

 

Ovviamente non poteva sottrarsi dal teatrino Donald Trump, guerrafondaio doc, che utilizzerà il massacro di ieri nella città di Khan Sheikoun, per procedere con bombardamenti su Damasco, producendo altri migliaia di morti fra la popolazione civile. La Terza guerra mondiale dei nostri tempi è una guerra di posizione con la quale si intendono occupare zone strategiche del Medio Oriente e costruire alleanze in previsione della Quarta guerra mondiale…