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21362320_10213929585584671_493085947_oPer contattarmi… CLICCA QUI 

Di seguito qualche nota biografica

Mi chiamo Lelio Bizzarri, originario di Rieti, ho 43 anni. Dal ’97 vivo a Roma che ormai è diventata la mia città di adozione. E’ stato qui infatti che ho vissuto la parte più intensa della mia vita trovandovi l’amore e la compagna di una vita, ho conosciuto tante persone che stimo e ammiro, ho svolto attività politica, studiato e avviato la mia attività di psicologo e psicoterapeuta.

…e ora un po’ di teoria

Un lavoro che mi appassiona e che cerco di condurre con la massima professionalità ed affidabilità deontologica (Vedi certificato Buona condotta OPL). Dopo la formazione accademica svolta presso la facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, ho proseguito gli studi presso la Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale e presso la Scuola di specializzazione quadriennale in Psicologia clinica di comuFoto di gruppo scuola aspicnità e Psicoterapia umanistica integrata – ASPIC. Fondato in origine sui principi ispiratori della filosofia umanistica e sui contributi teorico-metodologici di Rogers e Pearls, quali l’empatia, la consapevolezza emotiva, l’intenzionalità e la responsabilità dell’agire umano, nonché sulla centralità delle emozioni e della qualità della relazione terapeutica, l’approccio dell’ASPIC si è andato sviluppando in una visione pluralistica capace di integrare fra loro i contributi dei diversi orientamenti teorici per come essi si sono evoluti negli ultimi decenni anche grazie a studi empirici che ne hanno comprovato la validità scientifica.

Coerentemente con queste premesse la mia metodologia si fonda sulla costruzione di una relazione empatica basata sulla fiducia, la quale favorisca una comprensione profonda nel mondo interiore della persona che si rivolge a me. L’instaurazione di una relazione terapeutica solida e fluida, così come la valutazione dello stile di personalità e della storia del cliente, sono le premesse per la pianificazione di un percorso terapeutico personalizzato in cui i principi teorici e le tecniche vengono messe al servizio del benessere e del cambiamento verso gli obiettivi scelti dal cliente e concertati con il terapeuta.

Anche se molto spesso le difficoltà quotidiane hanno reso il percorso tutt’altro che lineare, posso dire che, negli ormai dieci anni di attività di consulenza psicologica e terapia, ho avuto modo di conoscere tante persone che con fatica emotiva, impegno e dedizione hanno trovato il coraggio di diventare consapevoli della loro condizione esistenziale e di sperimentare nuovi modi di stare al mondo, concedendosi così la chance di vivere una vita più felice e fedele ai propri desideri ed obiettivi di vita.

La bellezza del lavoro che svolgo sta proprio nel poter condividere una parte così intensa del percorso di vita di ogni persona.

Chi volesse conoscermi più approfonditamente e interagire con me può visitare i miei account LinkedIn, Facebook e Twitter


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2° Laboratorio: “Sessualità e disabilità intellettiva”

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Immagine tratta dal film “Gabrielle un amore fuori dal coro” 2014

Quando? Lunedì 23 ottobre dalle 13,30 alle 16,30

In cosa consiste? Illustrazione degli aspetti teorici, video, domande e risposte, attivazioni esperienziali per elaborare le emozioni.

Quali argomenti?

  • Sessualità e disabilità intellettiva: cosa ne pensano le persone? Risultati del questionario sessualità diversamente abile.
  • Come costruire una comunicazione efficace.
  • Delusione d’amore ed equilibrio psicologico.
  • Rischio abuso: come proteggersi?
  • Educazione sessuale nelle persone con disabilità intellettiva: quali metodologie?
  • Assistenza sessuale: indicazioni e contro indicazioni

Destinatari:

  • Persone con disabilità;
  • Familiari (genitori, fratelli, sorelle, ecc.);
  • Amministratori di sostegno;
  • Assistenti di base;
  • Educatori, psicologi, assistenti sociali, terapisti occupazionali, insegnanti di sostegno e di cattedra.

Costi:

  • 20 euro per iscrizione singola;
  • 15 euro a testa doppia iscrizione;
  • 10 euro a testa per gruppi di tre o più iscritti.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA SCRIVENDO A info@bizzarrilelio.it O 3478468667. MAX 10 PARTECIPANTI. . 

Ubicazione: Romanina Roma (l’indirizzo preciso verrà fornito al momento della prenotazione)

Si rilascia attestato di partecipazione a chi ne farà richiesta al momento dell’iscrizione in regalo 2 e-book a chi porterà un supporto magnetico. 

 

 

 

Bélier: accettare la diversità è un atto d’amore che fa spiccare il volo.

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Ho sempre pensato, guardando il panorama cinematografico, che fare un film sulla disabilità è estremamente difficile. Il cinema francese da qualche anno sta dimostrando di avere la giusta sensibilità per realizzare pellicole positive, ironiche e profonde. Dopo “Quasi amici – Intouchables” del 2011, la “Famiglia Bélier” si propone come un piccolo capolavoro di dissacrante ironia e raffinata conoscenza della realtà della disabilità e della vita.

Racconta la storia di un’adolescente, unica udente in una famiglia di non udenti (padre, madre e fratello), che affronta il suo percorso di autonomia sulla spinta dell’amore e della passione per il canto. Nella prospettiva rovesciata proposta dagli sceneggiatori, l’elemento di diversità non è l’handicap, ma il dono di una voce sublime: Paula, per affermare se stessa dovrà affrontare il conflitto di lealtà verso i propri familiari che non potranno mai apprezzare fino in fondo le sue doti.

Il risultato è una sintesi armoniosa, divertente ed emozionante in cui il tema centrale è arricchito da altre tematiche quali la sessualità, la genitorialità nella diversità, il ruolo di caregiver di una giovane figlia, l’approccio narcisistico alla disabilità che ripropone a parti rovesciate la logica del “Noi e voi” e della “superiorità/inferiorità”. E ancora, l’importanza dell’impegno che fa la differenza tra l’attualizzare il talento e il disperderlo in una mediocre sopravvivenza.

 

 

http://www.raiplay.it/video/2017/09/La-famiglia-Belier-87eafe50-857a-4be9-b3c3-911e2417bbff.html 

Testo unificato caregiver familiari: ennesimo sgambetto a disabili e familiari

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Il testo unificato riguardante i caregiver familiari sostanzialmente rovescia il rapporto di responsabilità tra famiglia e servizi sociosanitari nella cura di una persona con disabilità. Mentre dovrebbero essere lo Stato e gli enti locali a garantire il supporto assistenziale a quest’ultime (favorendo anche un percorso di autonomia dalla famiglia di origine ed inclusione a 360° gradi nella società) con l’eventuale supporto dei familiari ad integrazione, con questa legge si vuole ratificare che la responsabilità di cura è in capo al caregiver familiare designato, con i servizi che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) supportarlo e sostenerlo.
L’unico modo che esiste di perseguire il “… fine di conciliarla (l’attività di cura) alle esigenze personali di vita sociale e lavorativa.” è garantire l’autonomia e l’inclusione sociale della persona con disabilità QUALE CHE SIA LA GRAVITA’ DI ESSA. Cioè applicare le leggi esistenti.
L’intervento legislativo ad hoc per i #caregiverfamiliari che si doveva fare era di riconoscere (finanziandola adeguatamente) la tutela previdenziale, sanitaria e assicurativa per le malattie e gli infortuni derivanti dall’attività di cura INTEGRATIVA DI QUELLA SVOLTA DAI SERVIZI.
Infine, lo dico da psicologo, i vari riferimenti a supporto psicologico e gruppi di mutuo-aiuto, sono solo il puerile tentativo di costruire un consenso, esterno alla categoria, a questa legge. Premesso che il legislatore avrebbe dovuto intervenire per rimuovere le condizioni di stress piuttosto che cronicizzarle e poi cercare di alleviarle, questa legge prende in giro anche i professionisti in quanto i servizi attivati non avranno utenza se le persone non avranno tempo e modo di dedicarsi alla tutela della loro salute fisica e mentale. Inoltre, qualsiasi tipo di supporto psicologico verrebbe pesantemente penalizzato dal perpetuarsi di situazioni cronicamente svantaggiose dal punto di vista psicosociale.

Riferimenti:

 

Gp Singapore. Analisi psicologica di un disastro (sportivo) annunciato.

FB_IMG_1506028609841Sul web, immediatamente dopo la qualifica che vedeva in pole position Vettel e subito a fianco in seconda posizione Verstappen, si ironizzava sul pericolo rappresentato da quest’ultimo che in diverse precedenti occasioni aveva avuto collisioni con i due ferraristi e con il compagno di squadra. Era nell’aria che qualcosa di sinistro sarebbe potuto accadere, poi quando ha iniziato a piovere sul circuito di Marina Bay i timori si trasformati in cupi presentimenti, ma come spesso accade la fantasia supera la più fervida immaginazione.

Il talento non basta se non si riescono a controllare le emozioni sotto pressione. E Sebastian Vettel di pressione ne aveva tanta addosso. Dopo il podio rimediato davanti al pubblico di casa con un distacco abissale dalle frecce d’argento e le pesanti critiche di Marchionne, sulla pista guidata di Singapore, favorevole alle caratteristiche tecniche della Ferrari, era ammesso un solo risultato: la vittoria.

Che Vettel fosse carico a mille lo si era capito dalle qualifiche nelle quali aveva sì centrato la pole position, ma urtando il muro piuttosto violentemente rischiando di danneggiare seriamente la sua monoposto. Sarà lui stesso nelle interviste a fine qualifica a dire di essere pieno di adrenalina e che doveva darsi una calmata.

Il giorno della gara sulla griglia di partenza, la tensione emotiva si deve essere trasformata in ansia per le mutate condizioni e l’ansia è diventata panico quando la sua F70 ha pattinato sull’asfalto viscido prima di prendere velocità subendo l’attacco da parte di Verstappen.

Non si potrebbe spiegare altrimenti la manovra “suicida” di tagliare la pista da destra a sinistra nel maldestro tentativo di frenare lo slancio dell’avversario. Vettel si è comportato come se alla fine del rettilineo ci fosse il traguardo e se perdere la prima posizione in partenza significasse perdere tutto. Si è avvicinato pericolosamente a due piloti che avevano la smania di riscattare una stagione avara di risultati, anche loro tutto in una partenza, tutto in un’unica staccata.

Nonostante i 4 titoli mondiali vinti con la RedBull, i risultati mancati in Ferrari lo stanno rendendo molto nervoso e lamentoso nei confronti degli avversari. Dopo tanti episodi di suoi team radio dello scorso anno in cui si è preoccupato più di protestare che di guidare, tutto il suo nervosismo si è eclatantemente mostrato a Baku, quando aveva tamponato prima e successivamente colpito intenzionalmente su una gomma Hamilton per protestare contro la condotta a suo dire poco sportiva di quest’ultimo.

downloadLa smania di emulare il suo idolo Michael Schumacher, di riportarlo simbolicamente in pista dopo il terribile incidente che lo ha gravemente menomato. Le difficoltà di competere contro avversari apparentemente inarrivabili dal punto di vista tecnico. Una squadra che non sempre lo supporta a partire dal suo compagno Raikkonen che mal digerisce il ruolo di seconda guida che poco si addice ad un campione del mondo qual è Kimi a sua volta. Sono queste le ragioni che annebbiano la lucidità di un pilota esperto come Vettel. Sottovalutare l’aspetto psicologico può costare caro a lui e a tutto il team che attende di tornare a vincere il titolo piloti e costruttori ormai da un decennio.

La Formula 1 è fatta sì di velocità e di coraggio nello sfidare le leggi della fisica, ma anche di strategia, calma e pazienza. Lasciarsi impadronire dall’ansia conduce dritto alla concretizzazione delle nostre peggiori paure. Occorre ricordare sempre che tutto ciò che si può perdere in un attimo lo si può recuperare con l’impegno e la determinazione. In alcuni momenti lasciar andare è la cosa migliore da fare.

 

Immigrati. Rovesciare la realtà per costruire l’odio razziale.

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Come in un gigantesco meccanismo di difesa primitivo che rende una persona incapace di un minimo esame di realtà, allo stesso modo la propaganda razzista rovescia completamente i fatti proiettando sugli immigrati la causa di tutti i mali del Paese, spostando l’attenzione dalle effettive cause dei problemi, deresponsabilizzando società e istituzioni.

Affrontare i problemi per tutelare e garantire la salute ed il benessere di tutti, necessita di una visione realistica, sfatando ogni ideologia deformante sia in senso razzista che “terzomondista”.

Gli immigrati diffondono malattie?

Cominciamo dall’ultima recente campagna allarmistica di un noto quotidiano nazionale che addita come responsabili di un’imminente pandemia di malaria in Italia gli immigrati. Per farlo cinicamente trae spunto dalla morte della bambina di Trento a causa di un contagio di malaria, si presume da parte di 2 bambini africani ricoverati nello stesso ospedale.
Alcuni sporadici casi di contagio stanno diventando, così, un’emergenza sanitaria nazionale, nel Paese in cui si beve acqua con uno spritz di arsenico e diserbante, in cui i bambini di Taranto respirano a pieni polmoni diossina e nel quale i migliori chef possono preparare le loro pietanze a base di pomodori e verdure ai rifiuti tossici.
Campagne propagandistiche come queste hanno una moltitudine di effetti negativi quali la diffusione della paura e dell’odio verso le persone provenienti da altri Paesi, la giustificazione di politiche di segregazione, lo spostamento dell’attenzione dalle drammatiche problematiche di carattere ambientale che veramente producono centinaia di migliaia di morti ogni anno.
Non solo, ciò che può contribuire ad una recrudescenza di malattie da contagio debellate da anni sono il sovraffollamento nelle carceri (non solo in Italia, ma anche nei Paesi del nord Africa e del Medio Oriente dove i detenuti versano in condizioni disumane) e nei Cie, nonché la carenza di soluzioni alloggiative dotate di servizi idrici ed igienici adeguati.

D’altronde il problema esiste, ma non a causa degli immigrati: viviamo in un mondo sempre più interconnesso in cui i viaggi internazionali per motivi di turismo e lavoro da e per i Paesi tropicali sono all’ordine del giorno, sarebbe assurdo pensare di risolvere il problema pensando di negare asilo a rifugiati, profughi e immigrati. Il problema esiste e miete vittime (830 mila persone all’anno) soprattutto nei Paesi tropicali a causa del sottosviluppo, del sovraffollamento e delle discariche a cielo aperto dove finiscono anche i rifiuti delle nostre metropoli e delle nostre industrie.

L’unico modo per proteggerci dalle malattie è quello di rendere la Terra un ambiente sano fermando l’inquinamento e i disastri idrogeologici. 

Gli immigrati stuprano le donne italiane?

I fatti di Rimini nella loro drammaticità hanno dato la possibilità di dare grande sostanza emozionale al pregiudizio arcaico che gli africani e le persone di religione musulmana in generale abbiano un’innata propensione allo stupro. Le polemiche scatenate per la violenza su 2 donne da parte di 4 nordafricani, ha spazzato via il clamore suscitato dal violento sgombero dell’immobile di via Curtatone a Roma nel quale aveva trovato rifugio, seppur abusivamente, una piccola comunità di immigrati e rifugiati, tra cui anche donne, anziani e bambini. Da quando è stata diffusa la notizia dello stupro, la stampa non si è più occupata delle vicissitudini degli immigrati sgomberati: ad oggi sono celate all’opinione pubblica le loro sorti.

Inevitabile notare che sotto il profilo propagandistico il dramma delle due donne violentate è stata manna dal cielo per chi viveva con imbarazzo le critiche alle forze dell’ordine e alle istituzioni per la cattiva gestione dell’emergenza migranti.

D’altro canto onestà intellettuale ci obbliga a riconoscere che la cronaca ha documentato casi di violenza perpetrati da uomini non italiani tuttavia il punto è che non esiste alcuna giustificazione per affermare che lo stupro sia una prerogativa degli immigrati e che la soluzione sia il respingimento indiscriminato. L’unica cosa che si può affermare con certezza è che lo stupro e la violenza sono prerogative maschili.

Un’indagine ISTAT evidenzia che nel 62% dei casi gli stupri vengono perpetrati da partner o ex e che le donne italiane e quelle straniere subiscono violenza in percentuale equivalente.   Questi dati hanno come corollario 2 considerazioni:

  1. gli uomini italiani o stranieri si equivalgono nella propensione alla violenza sulle donne e quindi non è giustificata né la posizione razzista che addita solo gli stranieri, né quella buonista che sottovaluta la possibilità che un immigrato possa diventare violento;
  2. non è giustificabile alcuna politica di espulsione sommaria che riguarderebbe anche le donne che verrebbero ricacciate nei luoghi di provenienza o peggio ancora nelle carceri libiche, dove violenze stupri e torture sono all’ordine del giorno.

A queste considerazioni ne vanno aggiunte altre che ci fanno comprendere come i dati sulla violenza subita dalle donne immigrate e agita dagli italiani sottostimano il fenomeno:

  1. le donne immigrate molte volte vivono in condizioni di semi-schiavitù che ostacolano l’accesso ai sondaggi e alle denunce ufficiali (vedi inchiesta Espresso sulle schiave rumene nel ragusano o le donne costrette a prostituirsi);
  2. la pratica di fare sesso con prostitute, nella maggior parte dei casi donne straniere, messa in atto prevalentemente da italiani, è un abuso se non una violenza sessuale vera e propria, con l’unica differenza che la coercizione è agita da altri uomini, i protettori, piuttosto che da chi “consuma” l’atto sessuale. Inoltre, molti uomini pretendono di avere rapporti non protetti trasmettendo malattie o fecondando donne che poi saranno costrette ad abortire o peggio ancora a vendere i propri figli. Insomma, un domino di violenze inaudite che ha inizio con il rapimento e gli stupri per annichilire la loro volontà prima di essere gettate sul marciapiede alla mercé di uomini frustrati e patetici, che nell’ambito del rapporto protetto prostituta-cliente, si abbandonano a comportamenti sessuali brutali.

D’altro canto, che in tutto il mondo esistono organizzazioni criminali o terroristiche che lucrano sul corpo delle donne ed usano lo stupro come arma di annichilimento psicologico (vedi stupri etnici in Bosnia, Africa centrale, Sri Lanka e molti altri posti del mondo). Non è possibile escludere che i criminali di guerra sadici che hanno martirizzato le donne in questi Paesi in guerra possano far ingresso in Italia per perpetrare i loro comportamenti criminali. Ma chiudere le frontiere a tutti, donne, uomini e bambini indiscriminatamente, vittime e carnefici, sarebbe un’ulteriore violenza ed un’ingiustizia che rifarebbe ripiombare nell’inferno centinaia di migliaia di persone innocenti.

Bisogna perseguire i colpevoli ed aiutare gli innocenti, non fare politiche di deportazione di massa indiscriminate.

Riferimenti

http://www.unric.org/it/attualita/27989-la-violenza-sessuale-uno-strumento-di-guerra

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/08/26/donne-umiliate.html

http://www.aslrmf.it/joomla/index.php/informazioni-dalla-asl/campagne-di-interesse-pubblico/acque-potabili

“Melito di Porto Salvo, 13enne violentata dal branco guidato dal figlio del boss: “La madre sapeva tutto, ma ha taciuto”

Malaria, Morrone: “Collegarla ai migranti è scientificamente ridicolo”

Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero

La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2017/08/08/news/libia-172648143/

https://www.internazionale.it/notizie/2017/01/10/accordo-italia-libia-migranti

https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2017/04/12/decreto-minniti-orlando-legge

 

 

Il terrorismo si nutre di violenza e razzismo.

20994019_10210951006112601_3677834997931767958_nChi pensa che nel nostro Paese ci sono troppi immigrati e questo determina criminalità, degrado e rischio terrorismo, dovrebbe riflettere sul fatto che la migliore forma di controllo sociale, sicurezza ed armonia è determinata dal dare risposte ai bisogni delle PERSONE. Persone appunto non merci, né bestie, persone che da 4 anni, con fatica si sono integrate nella comunità, mandano i loro bimbi a scuola (sarà questo uno dei problemi?).

La violenza con la quale è stata sradicata una piccola comunità di persone che hanno ottenuto protezione ed accoglienza da parte dello Sprar (sistema di protezione di richiedenti asilo e rifugiati gestito dagli enti locali con fondi del Viminale) racconta la storia di uno Stato nel quale tutte le regole stanno saltando e si sta spalancando un baratro tra la società e le istituzioni.

E’ proprio nelle comunità avulse dal contesto sociale e abbandonate a loro stesse, in cui è venuto meno ogni senso di appartenenza verso il Paese ospitante, che le organizzazioni terroristiche e criminali possono trovare  base logistica o reclutare persone cariche di rancore per le persecuzioni subite.

Se l’intento dello sgombero era quello di allontanare un pericolo da obiettivi sensibili (CSM e redazione romana de “Ilsole24ore”) vale la pena ricordare che l’attentato di Barcellona era stato preparato a 100 chilometri di distanza. Poco tempo prima nell’immobile di via Curtatone le forze dell’Ordine erano entrate per arrestare 12 persone sospettate di essere scafisti: non per questo c’era stata opposizione da parte degli occupanti.

Le proposte che sarebbero state rifiutate dagli occupanti…

E’ stato detto che lo sgombero si è reso necessario perché gli occupanti continuavano a rifiutare le soluzioni proposte dal proprietario e dal Comune di Roma. Secondo “Ilsole24ore” la società a cui era stato affittato dalla Idea Fimit  lo stabile, la Sea Servizi Avanzati s.r.l., si sarebbe impegnata a garantire alloggi alle 80 persone in condizione di fragilità (bambini, anziani non autosufficienti e disabili), ma dalle pagine de “Il fatto quotidiano” la notizia è smentita. Inoltre la soluzione sarebbe stata solo per 6 mesi senza alcuna garanzia per il dopo. Tra l’altro, visto che gli alloggi si troverebbero nel reatino, si possono già immaginare le polemiche e le proteste che sarebbero scoppiate se fossero stati ospitati i profughi piuttosto che i terremotati del centro Italia: in tutta probabilità si sarebbe reso necessario un altro trasferimento prima dello scadere dei 6 mesi.

Le persone che dormivano in strada e che ieri sono state sgomberate si ipotizza possano essere “ospitate” in due strutture una Torre Maura e una a Boccea: praticamente una comunità dilaniata. Ad ogni modo ad oggi non è dato sapere dove siano attualmente detenute le persone sgomberate ieri, bambini compresi portati in Questura.

Riferimenti

Migranti accampati in piazza a Roma, vertice in Prefettura: offerti alloggi a famiglie con minori e anziani

Roma, sgomberato palazzo con 500 migranti: si accampano in strada in attesa di soluzioni. Unhcr: “Preoccupati”

 

 

Servizio di Consulenza Psicologica per italiani all’estero

aeroplanoA chi è rivolto?

Secondo il rapporto Migrantes gli italiani che vivono all’estero sono quasi 5 milioni con un incremento solo nel 2015 di 107 mila iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire).

Principalmente a lasciare il Paese di origine sono giovani e adulti in età lavorativa alla ricerca di un’occupazione più gratificante, ma ci sono anche tanti bambini e, in misura, minore anziani che scelgono residenze più tranquille ed economiche per godersi l’agognata pensione.

Perché richiedere un sostegno psicologico?

Quale che sia la ragione che spinge i nostri concittadini a lasciare l’Italia, che sia stata una scelta volontaria o forzata, quali che siano le condizioni della nuova collocazione, esistono svariati fattori che possono far insorgere un sottile senso di disagio psicologico a cui prestare attenzione per evitare evoluzioni in senso patologico:

  • la lontananza fisica dagli affetti (genitori, fratelli, amici e partner);
  • le difficoltà relazionali derivanti in alcuni casi dalla non condivisione della scelta di partire;
  • il drastico cambio di abitudini, punti di riferimento, sapori e odori tipici del luogo di provenienza;
  • le difficoltà di costruire relazioni nuove e di trovare una comunità di riferimento;
  • le differenze culturali che possono comportare difficoltà di comprensione più profonda.

Per tutti questi motivi si stanno diffondendo servizi di consulenza psicologica in video-chat per supportare nel momento del disagio e orientare verso la costruzione di nuove relazioni e/o ricercare modalità a distanza di conservazione di quelle originarie.

Perché richiedere un sostegno psicologico a distanza?

A volte non è facile trovare uno psicologo nel territorio del Paese ospitante che parla italiano e le difficoltà di lingua, oltre che di cultura, possono essere un ostacolo molto difficile da superare per avere un trattamento efficace.

Come funziona? 

Per usufruire del servizio è necessario disporre:

  1. di una buona connessione ADSL FLAT (NON A CONSUMO) PROTETTA;
  2. di un luogo riservato dove parlare liberamente senza intromissioni;
  3. di un account su piattaforme per videochat quali Skype o Facebook.

Se si hanno questi requisiti è possibile fare richiesta contattandomi ai seguenti recapiti: Tel.: +393478468667 –  email: info@bizzarrilelio. Whatsapp: 3478468667 – Skype: lelio.bizzarri. Dopo un breve colloquio gratuito di conoscenza si fisserà il primo incontro di consulenza vera e propria di 1 ora. 

Per conoscermi un po’ meglio prima di contattarmi puoi:

  1. verificare la mia iscrizione all’Ordine degli psicologi del Lazio;
  2. verificare l’assenza di procedimenti disciplinari a mio carico pregressi o in corso;
  3. visitare il resto del mio sito;
  4. visitare il mio profilo Facebook;
  5. visitare il mio profilo LinkedIn;

N. B. La videochat è totalmente riservata in quanto sfrutta la connessione protetta ed è garantita l’intimità del setting. 

Costi è modalità di pagamento?

Il costo è di 35,00 euro per ogni sessione di 1 ora. Il pagamento può avvenire tramite Conto Paypal o carta di credito senza costi aggiuntivi.

Cosa non è?

Non è un servizio di psicodiagnosi e non è un servizio di psicoterapia. Considerato che il decalogo del CNOP circa le modalità più corrette per l’erogazione di servizi psicologici a distanza, raccomanda sempre una conoscenza pregressa in presenza per i servizi di psicoterapia e psicodiagnosi, non posso prendere in carico persone che hanno già in atto processi psicopatologici diagnosticabili secondo i criteri del DSM V. Laddove ravvisassi segni che possano far ipotizzare una patologia in atto, il servizio di consulenza sarà finalizzato unicamente all’orientamento verso un servizio di psicodiagnosi e psicoterapia sul territorio di appartenenza.

 

Convenzioni CNOP: intervento psicologico a condizioni agevolate

photovisi-downloadAderisco alle convenzioni stipulate dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi stipulate con le Forze dell’Ordine ed altre associazioni di categoria, come di seguito elencato:

  • Arma dei Carabinieri;
  • Polizia di Stato;
  • Guardia di Finanza
  • FISDE-ENEL (Fondo Integrativo Sanitario per i Dipendenti del Gruppo ENEL);
  • Associazione “L’altra metà della divisa” – Rete supporto Famiglie Militari;
  • Dipartimento Amministrazione Penitenziaria;
  • Assomedico;
  • Ordine Consulenti del Lavoro.

La convenzione, tra le altre cose, prevede un primo colloquio gratuito e uno sconto del 20% sulla tariffa adottata normalmente dal professionista.

Per visionare in dettaglio le condizioni dei protocolli d’intesa è possibile visitare la pagina dedicata sul sito del CNOP.