Mostra “Umanità dispersa”. Visitabile dal 14 al 23 su appuntamento. Finissage Sabato 24.

Locandina UMANITA DISPERSA opere di Giulia Del Papa e Roberta Maola

La mostra di Giulia Del Papa e Roberta Maola, cura e testo di Roberto Gramiccia, che si inaugura nella sede storica dell’Archivio Menna/Binga, è l’occasione migliore per osservare gli esiti attuali della ricerca di due artiste che utilizzano il più classico dei linguaggi: il disegno a matita su carta. Le sei opere esposte, frutto di un lavoro lento e accuratissimo, si confrontano con un tema di struggente attualità che riconduce ai lineamenti di una crisi generale molto grave, configurando lo scenario di una pericolosa regressione della società occidentale. Si legge nel testo della mostra:

Giulia Del Papa e Roberta Maola, senza clamore e con silenziosa determinazione, riaffermano quotidianamente la convinzione che il lavoro e lo studio possano pagare. La certezza che non sia inevitabile rassegnarsi alla scomparsa del “mestiere” in arte, così come la determinazione a mantenere, nel perimetro del loro fare, quel legame dell’arte con il mondo che Adorno riteneva elemento costitutivo essenziale di ogni ricerca estetica. L’arma che Giulia e Roberta utilizzano in questa battaglia delle idee è silenziosa ma a suo modo implacabile. Quest’arma è la matita, il disegno. Quella cosa semplice e grandiosa che fece dell’arte fiorentina e del Rinascimento un’epoca irripetibile. Di questi fondamenti, così debitori della tradizione italiana, è difficile  trovar traccia nell’arte di oggi. Le nostre due artiste invece, cocciutamente, non solo vi ritornano ma fanno di questi principi il piedistallo della loro costruzione quotidiana. È a questa tradizione che mi piace riferirmi parlando del loro lavoro. Piuttosto che all’iperrealismo di stampo americano. L’iperrealismo per lo più, con tutte le  lodevoli eccezioni del caso, gareggia con la fotografia nel riprodurre la realtà così com’è. Tanto che il risultato massimo agognato da chi usa questo linguaggio è quello di rendere le proprie opere indistinguibili dalle immagini fotografiche. Ecco, questa intenzionalità illusionistica e in qualche modo funambolica è esattamente l’opposto di ciò che connota l’investigazione  di Del Papa e Maola.

L’insieme delle opere esposte, che sorprendentemente costituisce un unicum malgrado le decise specificità che contraddistinguono il lavoro di ciascuna delle due artiste, fornisce un dimostrazione nitida, nella forma e nei contenuti, di un tentativo riuscito di conciliare l’inevitabilità del legame con la tradizione e l’energia di una ricerca che guarda al mondo e alla sua mutevolezza.

Info:

inaugurazione:  martedì 13 Febbraio 2018 dalle ore 18.00 alle ore 21.30. Durante la serata sono previsti gli interventi di

Anna D’Elia, Roberto Gramiccia, Lucilla Catania, a seguire una performance di Tomaso Binga

finissage: sabato 24 Febbraio 2018 dalle ore 18.00 alle ore 21.30. “Prospettive per un nuovo umanesimo”

Lelio Bizzarri intervista Roberto Gramiccia a seguire la performance “equiLibri. esercizi di conoscenza” di Silvia Stucky

e proiezione del video-performance “Paola Trash Vortex” 2015 di Paola Romoli Venturi

 dal 14 al 24 Febbraio 2018 la mostra sarà visitabile su appuntamento.

Info: robertamaola@yahoo.it  | giulia.delpapa@gmail.com cell. 3478468667 – 3405536116

https://www.facebook.com/events/186322688628468/notif_t=plan_user_associated&notif_id=1517508013572301

Comunicato stampa | Invito

 

 

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Roma. Assegno e contributo di cura tra luci ed ombre…

th (3)Il Comune di Roma avvia la sperimentazione dell’assegno di cura per favorire la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità gravissima. L’intenzione è lodevole, ma la copertura economica non è per il momento sufficiente a dare continuità oltre il 2018 all’iniziativa e a garantire servizi H24. La famiglia rimane risorsa imprescindibile tant’è che il contributo di cura ha l’obiettivo dichiarato di alleviare il carico fisico e psicologico del Caregiver, non di attuare un vero svincolo dal ruolo assistenziale.

Il Comune di Roma con la Delibera di Giunta Capitolina n. 7 del 15 gennaio 2018 ha recepito la Delibera di Giunta Regionale 104/2017, concedendo per la durata di un anno, l’erogazione:

  • di un assegno di cura per l’importo mensile di € 800,00 oppure, in alternativa
  • di un contributo di cura per il caregiver familiare per l’importo di € 700,00 mensili.

L’assegno di cura (assegnato alla persona con disabilità) può essere impiegato, per affiancare agli assistenti di base, infermieri, fisioterapisti, psicologi o altre figure professionali che possano favorire la permanenza delle persone con disabilità gravissima nel proprio domicilio, garantendone un’adeguata qualità della vita. I servizi in questione possono essere reperiti sia nella forma diretta (attraverso cooperative appaltanti), sia in quella indiretta attraverso personale assunto dalla persona con disabilità stessa.

Come detto, in alternativa si può optare per il contributo di cura (assegnato invece al caregiver familiare) sia come forma di riconoscimento economico dell’attività assistenziale svolta, sia per ingaggiare professionisti che possano sostituire o affiancare il caregiver in frangenti di emergenza o per garantire periodi di riposo.

È importante sottolineare, a scanso di equivoci, che gli emolumenti previsti dalla DGC 15/2018 sono compatibili con il servizio di assistenza domiciliare SAISH e SAISA, diretta ed indiretta, come regolamentati dalla DGC 191/2015.

Ma cosa si intende per disabilità gravissima e chi ha diritto a richiedere l’assegno o il contributo di cura?  Tutti coloro che sono titolari dell’indennità di accompagnamento ai sensi della legge 18/80 con priorità per coloro che si trovano in una delle condizioni previste dall’art. 2 comma 3 del Decreto Interministeriale 26 settembre 2016, come di seguito sintetizzato (per una specificazione più precisa fare riferimento alle fonti normative, nda):

  1. Condizione di coma;
  2. Dipendenza da ventilazione meccanica (24/7);
  3. Grave stato di demenza;
  4. Lesioni spinali tra C0 e C5;
  5. Gravissima compromissione motoria a causa di patologia neurologica o muscolare;
  6. Compresenza di minorazione visiva totale o parziale grave e di ipoacusia grave;
  7. Livello 3 dello spettro autistico con fissazione nei rituali, comportamenti ristretti ed interazione sociale ridottissima;
  8. Ritardo mentale gravissimo o profondo e livello di attività minimo;
  9. Ogni altra persona che necessiti di assistenza continuativa h24 per gravi condizioni psicofisiche.

Il provvedimento, quindi, amplia la platea di destinatari potenziali e riconosce la gravosità assistenziale di una moltitudine di condizioni patologiche. Contestualmente sospende la DGC 358/2013 che riconosceva solo alle persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica la possibilità di accedere ad un supporto assistenziale integrato e specializzato per rispondere alle peculiari necessità di patologie estremamente gravi e complesse. Senza entrare nel merito dell’equità di questa parte del provvedimento, non si può non riconoscere che emergono alcune criticità a cui i funzionari del Comune di Roma dovranno celermente trovare delle soluzioni:

  1. In base alla nuova delibera (15/2018) potranno richiedere l’assegno di cura solo le persone che si trovano in uno stadio della patologia avanzato. Per quest’ultime però la 358/2013 prevedeva un budget che poteva variare dai 1000,00 ai 2000,00 euro, posto che l’assegno di cura sarà di 800,00 euro si configura la possibilità che ci sia una drastica riduzione, a partire dal 1 marzo 2018, delle risorse da impiegare nell’assistenza integrata con conseguente decremento della quantità e qualità della stessa.
  2. Per gli utenti già in carico la cui condizione non soddisfa i criteri della 15/2018 è previsto il mantenimento della continuità assistenziale, ma per far questo il Comune di Roma dovrà individuare, entro il 1 marzo, risorse ad hoc messe a disposizione dal Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute.
  3. Infine, per coloro che alla data di entrata in vigore della 15/2018 non erano in carico ai servizi sociali, non potranno accedere né all’assegno di cura fino all’aggravarsi della patologia, né potranno avere il supporto economico previsto dalla 358/2013 anche per chi si trovava nei primi stadi della patologia.

Un provvedimento a luci ed ombre quindi, atto più a fornire un supporto piuttosto che puntare ad una vera e propria presa in carico di quest’ultima al fine di garantirne lo svincolo assistenziale e la piena inclusione sociale. Il contributo di cura è il sigillo economico con il quale si sancisce il principio secondo il quale è la famiglia che deve farsi garante dell’accudimento della persona con disabilità, mentre lo Stato fornisce supporti di rado sufficienti e coordinati tra di loro.

Persiste ancora forte la mentalità secondo cui l’alternativa può essere solo il ricovero in una struttura sanitaria. Soprattutto si sottovalutano i costi psicologici e sociali dell’assistere un familiare con disabilità e del farsi assistere da un familiare.

Il sentimento verso il partner, figlio, genitore o fratello viene contaminato, mediato e declinato dalla cura e nella cura. L’individuazione e differenziazione psicologica dei figli è ostacolata dalla onnipresenza del genitore-caregiver. Sensi di colpa e percorsi di autonomia abortiti. Percorsi professionali e di autorealizzazione sacrificati per l’assistenza dei figli. Minor tempo e minor attenzione per gli altri figli, i quali a loro volta sviluppano sentimenti di rabbia e sensi di colpa.

Questi sono solo alcuni dei costi psicologici e sociali del ritenere la famiglia un micro-apparato assistenziale. La famiglia è il luogo dell’affetto e delle relazioni che consentono la crescita psicologica e morale (anche in presenza di disabilità cognitiva gravissima). Il fattore imprescindibile di queste relazioni è l’interdipendenza, perché dove c’è precarietà dei bisogni primari e dipendenza, lo sviluppo psicologico è più difficoltoso ed incerto. L’assistenza delle persone con disabilità è un’attività che richiede grande professionalità, equilibrio psicologico e deontologico. Essa, garantendo i bisogni delle persone con disabilità ne favorisce l’indipendenza e con essa la maturazione psicologica di tutti. Non esiste alcun contributo che possa supplire alla mancanza di tutto ciò.

Per ricevere il contributo è necessario fare domanda. La modulistica e i criteri di assegnazione sono allegati alla delibera 7/2018 di seguito linkata. Per ulteriori informazioni è possibile contattarmi ai recapiti presenti nella pagina Dove ricevo e come contattarmi…

Riferimenti normativi:

Deliberazione Giunta Capitolina Disabilità Gravissime n. 7 del 15 gennaio 2018

DGCDelib. N 358 del 06.09.2013

DGC191/2015

 

 

Guardare il mondo con gli occhi della memoria

Il linguaggio politico è progettato per rendere
la bugia veritiera,
l’omicidio rispettabile,
e per dare al vento un aspetto solido.

George Orwell

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Immagini degli esperimenti di Josef Mengele su bambini.

Operazione T4 (dal numero 4 di Tiergarten Strasse ovvero l’indirizzo della villa di Berlino, confiscata ad ebrei, dove risiedeva l’ufficio di tale operazione), una pagina della Storia che tutti vorrebbero in fondo al cuore rimuovere, ma che ogni operatore che si occupa di disabilità (psicoterapeuta, psicologo, educatore, assistente…) dovrebbe tenere impressa nella mente e nella carne, quasi come un dolore lancinante, una cicatrice che ancora fa male e che ci ricorda fino a che punto può arrivare la crudeltà dell’essere umano e con quanta perizia di buon senso le atrocità possano trovare giustificazione, come esse possano scivolare nella quotidianità lente e silenziose tra l’indifferenza di tutti. Se l’olocausto degli ebrei, degli omosessuali, degli zingari e degli oppositori politici è stata una follia collettiva assoluta, scientificamente perpetrata, che lascia sbigottiti per l’assurdità e per l’impossibilità umana di trovare spiegazioni a quanto accaduto, ciò che terrorizza rispetto allo sterminio delle persone con disabilità fisica ed intellettiva, è come esso sia stato ammantato di un alone di idealità e di filantropia, di una fine ricerca terminologica edulcorante (“Ausmerzen”, “eutanasia”, “vite indegne di essere vissute”, “eredità biologica inferiore”, ecc.) che è stata in parte capace di far apparire uno dei crimini più abominevoli della storia dell’umanità come un atto di pietà verso la persona disabile che veniva soppressa e verso i familiari. Così scrive Mario Paolini, pedagogista e formatore nonché fratello del più noto attore teatrale Marco che nel 2011 ha messo in scena lo spettacolo teatrale intitolato proprio “Ausmerzen”: << La decisione di uccidere i bambini nati con delle deformazioni venne presa quasi subito dall’organizzazione di T4, e con una motivazione che inquieta: quando fa Ausmerzen il pastore non si diverte a sopprimere l’agnello debole: lo fa perché deve, lo fanno in pochi ma tutti lo sanno…>> (Paolini, Signori, 2012).

Non è il sangue versato, non sono le vite soppresse o il dolore inferto nell’usare le persone disabili come cavie umane ad aver generato l’onda lunga che ancor oggi, a distanza di 75 anni, travolge l’identità psicologica di milioni di persone disabili facendole interrogare sulla legittimità o meno della loro esistenza e dell’aspirare a qualcosa di più di una flebile sopravvivenza, ma è proprio il fatto che il sangue versato, le vite soppresse e il dolore inferto siano stati rappresentati, dall’ideologia nazista, come un atto dovuto che non teme smentita all’esame della lucida razionalità, un gesto compassionevole che, donando la morte, sollevava dalla sofferenza e dalla vergogna di essere (o aver messo al mondo) persone deformi, dementi e non-autosufficienti.    Un’ideologia che non è viaggiata sui discorsi roboanti e retorici di Hitler, ma sulla gelida operatività di medici ed infermieri, sull’impersonale burocrazia del Decreto Ministeriale che imponeva la dichiarazione dei neonati “deformi”. Tolti con l’inganno (e in molti casi

 

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La Danimarca e le confische dei beni ai migranti

La memoria ha senso se ci aiuta a comprendere il presente e ad orientarci verso il futuro che vogliamo. Il fatto che lo sterminio degli ebrei sia avvenuto nel contesto della più grande tragedia di tutta l’umanità, la Seconda Guerra Mondiale, ci insegna che quando vediamo qualcun “ALTRO” scivolare lentamente nel baratro della negazione di tutti i diritti, l’abisso si spalanchi anche per noi è solo questione di tempo.




Fragilità: il libro, il manifesto e la mostra

Il libro…


 

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Lo scorso 7 marzo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, nell’ambito del ciclo d’incontri “Conferenze all’Accademia” è stato presentato il libro di Roberto Gramiccia, “Elogio della Fragilità”. Alla presentazione oltre a quello dell’autore e dei diversi artisti presenti in sala, si sono potuti apprezzare gli interventi strutturati di Tiziana D’Acchille, Gabriele Simongini e Giuseppe Modica, tutti docenti dell’Accademia di Roma, Alberto Dambruoso, Storico e critico d’arte, docente dell’Accademia di Frosinone, e Giorgio De Finis, Antropologo e Direttore del MACRO.

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L’altare – Equilibrio/Disequilibrio – Chen Zhen 1993

Nel suo libro Gramiccia, racconta di come ha scoperto la sua fragilità e quella delle persone che ha incontrato nella sua vita, e di come ciò, lo abbia portato a pensare ad essa come una condizione universale del genere umano. “Elogio della fragilità” è un testo autobiografico nel quale l’autore racconta il suo impegno nella politica, nella medicina e nell’arte contro l’imbarbarimento, ma anche un coraggioso e lucido atto di accusa contro la famelica e inarrestabile tendenza alla commercializzazione indiscriminata dell’arte. Partendo da tali spunti l’incontro si è spontaneamente trasformato in uno spazio di riflessione e di scambio reciproco, dove la fragilità riconosciuta e raccontata nella vita di tanti artisti ed intellettuali (Gramsci, Leopardi, Scipione, Van Gogh, Close, Petrucciani ecc.) diventa inaspettatamente un valore assoluto, una condizione che invece di indebolire affina la propria sensibilità e la capacità di scoprire l’imprevedibilità delle cose trasformando la sofferenza in arte.

Concludo con la condivisione di un’intervista allo stesso autore di Vittorio Bonanni e, come provocatoriamente suggerito da uno degli oratori citati, consiglio la lettura del libro a tutti coloro, artisti o sedicenti tali, che si ritengono forti ed invincibili.

 


Il manifesto…

Le reazioni e le adesioni suscitate dal libro Elogio della fragilità (ed. Mimesis) di Roberto Gramiccia sono alla base della stesura del Manifesto della fragilità che il mondo dell’arte in particolare ha accolto e fatto proprio, dando vita a fermenti culturali diffusi. L’idea del Manifesto nasce dalla convinzione che la Teoria della fragilità e le indicazioni che il libro propone possano stimolare una discussione proficua e creare le condizioni per il sorgere di un movimento culturale ambizioso. Il Manifesto ruota intorno all’idea che la fragilità possa trasformarsi in forza e vede centinaia di artisti, ma anche personalità della cultura, della politica e della società civile, aderire e confrontarsi su un tema di interesse generale. La fragilità, infatti, si presenta come condizione universale, una connessione maieutica tra debolezza, creatività e riscossa, individuale e collettiva. Per l’occasione si presenta la seconda edizione del libro Elogio della fragilità arricchito di nuovi contenuti.


La mostra…

Il Manifesto verrà ufficialmente presentato nell’inaugurazione della mostra “DIMENSIONE FRAGILE” che vede coinvolti i 200 artisti che in qualche modo, in determinati periodi, per attitudine, poetica, metodo o linguaggio, hanno creato le loro opere nel segno della fragilità.

Si presentano nel Salone Borromini carte di piccolo formato 14×20 cm, realizzate dagli artisti invitati che con il loro segno testimoniano la propria interpretazione di DIMENSIONE FRAGILE. Piccole carte tenute insieme da un comune sentire e che nella lettura unitaria e complessiva possono restituire il senso del “movimento”.

La Biblioteca Vallicelliana, promotrice di numerose iniziative culturali, è una realtà viva e aperta, pronta a sostenere e produrre progetti, idee, fermenti. In questo caso, l’obiettivo è attivare un circuito virtuoso di scambio e confronto artistico e culturale tra alcune nuove tendenze e uno dei luoghi più affascinanti del vasto patrimonio storico artistico italiano. Lo spazio borrominiano dedicato alla conservazione bibliografica e alla ricerca, nondimeno entra in relazione con forme espressive del presente contribuendo a una interpretazione del contemporaneo.

Le opere in mostra verranno donate alla Biblioteca Vallicelliana per la creazione di una collezione che verrà incrementata nei successivi appuntamenti annuali in biblioteca.

In collaborazione con HIDALGO ARTE e I MARTEDI’ CRITICI

OPERE FRAGILI DI:

Ilaria Abbiento – Alessandra Abbruzzese – Ennio Alfani – Franco Altobelli – Nicola Amato – Antonio Ambrosino – Giovanni Anceschi – Valerio Anceschi – Sonia Andresano – Salvatore Anelli – Claudia Angrisani – Enrico Antonelli – Caterina Arcuri – Chiara Arturo – Paolo Assenza – Michele Attianese – Laura Baffi – Mariantonietta Bagliato – Giulia Barone – Ludovica Bastianini – Manuela Bedeschi – Tiziano Bellomi – Isotta Bellomunno – Jacopo Benci – Cinzia Benigni – Paolo Bielli – Sergio Bianchi – Lucia Boccalone – Renata Boero Medini – Claudio Borghi – Adalberto Borioli – Lia Bottanelli – Gennaro Branca – Rossana Bucci – Valeria Cademartori – Ennio Calabria – Silvia Celeste Calcagno – Maurizio Capisani – Pietro Capogrosso – Antonio Carbone – Miki Carone – Roberto Casiraghi – Francesco Castellani – Lucilla Catania – Franco Cenci – Pierluca Cetera – Italo Chiodi – Sonia Cipollari – Angelo Colagrossi – Ferdinando Coloretti – Sabrina Conte – Paolo Guglielmo Conti – Daniela Corbascio – Sonia Costantini – Barbara Crimella – Publia Cruciani – Vittorino Curci – Cristina Cusani – Fernando De Filippi – Anna De Francesco – Luigi Dellatorre – Guillermina De Gennaro – Maria Rita De Giorgio – Giulia Del Papa – Dana De Luca – Federica De Luca – Iginio De Luca – Nino De Luca – Valentina De Martini – Giulio De Mitri – Pietro Di Terlizzi – Paolo Di Nozzi – Elena Diaco Mayer – Chiara Diamantini – Cristiana Di Ricco – Manlio Epifania – Marco Ercoli – Marco Fattori – Ugo Ferrero – Enrico Fico – Mariano Filippetta – Luigi Filograno – Pietro Finelli – Raffaele Fiorella – Danilo Fiorucci – Andrea Fogli – Giovanni Fontana – Stefano Fontebasso de Martino – Paola Fonticoli – Isabelle Fordin – Giancarla Frare – Vincenzo Fratini – Perluigi Fresia – Laura Fusco – Giovanni Gaggia – Maria Stella Gallas – Maria Cristina Galli – Michele Giangrande – Claudia Giannuli – Bruna Ginammi – Nicola Gnesi – Valentina Goretti – Marco Grimaldi – Luca Guatelli – Paolo Iacchetti – Francesco Impellizzeri – Alfonso Maria Isonzo – Iginio Iurilli – Ernesto Jannini – Mario Jerone – Mojmir Jezek – Susanne Kessler – Rada Koželj – Chiprima Kypoy – Cosmo Laera – Lucia Lamberti – Sandra Lazzarini – Micaela Legnaioli – Silvana Leonardi – Maurizio Leoni – Oronzo Liuzzi – Christian Loretti – Federico Losito – Adele Lotito – Massimo Luccioli – Giulia Madiai – Danilo Maestosi – Francesca Macina – Mauro Magni – Angelo Maisto – Vito Maiullari – Elisa Majnoni – Pino Malerba – Cristina Mangini – Marco Manzo – Susy Manzo – Roberta Maola – Antonio Marciano – Anna Marino – Vincenzo Marsiglia – Dunia Mauro – Umberto Meroni – Pierpaolo Miccolis – Roberto Micheli – Ezia Mitolo – Giuseppe Modica – Jose Molina – Riccardo Monachesi – Daniela Monaci – Riccarda Montenero – Albano Morandi – Franco Mulas – Massimo Nardi- Giuseppe Negro – Fabio Nicotera – Daniele Nitti Sotres – Maria Teresa Oliva – Gonzalo Orquin – Luca Padroni – Tommaso Palaia – Alice Paltrinieri – Stefano W. Pasquini – Pippo Patruno – Maria Pia Petrini – Anna Pezzoli – Jasmine Pignatelli – Natale Platania – Teresa Pollidori – Antonella Raio – Stefania Ranghieri – Carlo Alberto Rastelli – Giulia Ripandelli – Tiziana Rivoni – Paola Romoli Venturi – Giulia Ronchetti – Massimo Saverio Ruiu – Mara Ruzza – Antonio Sammartano – Sandro Sanna – Francesco Sannicandro – Alba Savoi – Eugenia Serafini – Lino Sivilli – Skin&Bones Illustration – Elisabetta Sonnino – Jolanda Spagno – Valdi Spagnulo – Osvaldo Spagnulo – Georgina Spengler – Sprout/Baum- Silvia Stucky – Giuseppe Sylos Labini – Patrick Tabarelli – Meri Tancredi – Paolo Tatavitto – KeziaT – Alberto Timossi – Mona Lisa Tina – Isabella Tirelli – Michela Tobiolo – Alberto Torres Hernandez – Stefano Trappolini – Franco Tripodi – Ivano Troisi – Francesca Tulli – Clara Turchi – Oscar Turco – Fosco Valentini – Viviana Valla – Delphine Valli – Mara van Wees – Giorgio Vicentini – Giovanna Vinciguerra – Cecilia Vitiello – Raffaela Vittori – Fiorenzo Zaffina – Serena Zanardi – Virginia Zanetti – Nacho Zubelzu – Emiliano Zucchini


Chimica della fragilita di Roberta Maola “Chimica della fragilità” 2017 di Roberta Maola – Disegno a Matita su Carta

Ghiaccio e sale elementi cristallizzati che, tuttavia, quando si sfiorano si destrutturano vicendevolmente. Qual è l’elemento più forte e qual è il più fragile? Ognuno lungo il proprio cammino prima o poi si confronta con la propria Fragilità sperimentando lo sgomento, il thauma. Ma è proprio l’intrinseca Fragilità degli elementi che consente ad essi di mutare, fluire e ricombinarsi nei costituenti della vita fino a farsi pensiero e sentimento.
In questa antichissima legge possiamo rintracciare la saggezza della Natura che ha fatto della Fragilità la nostra stessa essenza. Non per renderci deboli, ma aperti al cambiamento. Perché la stessa caducità della Vita consentisse il suo ciclo millenario. Prendere coscienza della nostra fragilità esistenziale, piuttosto che indurci ad evitare, ci esorta ad entrare in relazione con l’Altro, confluendo intenzionalmente nel processo di Trasformazione ed integrazione in un’architettura più grande e complessa.


 

 

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Reddito d’inclusione: requisiti e modalità di domanda.

GENERICA-POVERTADal 1° dicembre 2017 sarà possibile richiedere il Reddito d’inclusione che consiste in un contributo economico erogato alle famiglie che versano in condizione di povertà e finalizzato al perseguimento di obiettivi quali il re-inserimento lavorativo, la tutela della salute o il garantire la frequenza scolastica.

Possono accedere al contributo i cittadini italiani, gli appartenenti ad uno Stato membro dell’Unione Europea o i familiari di un cittadino comunitario anche se non hanno cittadinanza in uno Stato dell’UE, purché appartengano ad un nucleo familiare che risponda ai seguenti

REQUISITI FAMILIARI:

  • nel nucleo familiare sia presente un componente di minore età;
  • oppure una persona con disabilità e almeno un suo genitore o tutore;
  • oppure una donna in gravidanza;
  • oppure un componente della famiglia che, avendo almeno 55 anni compiuti, si trovi in condizione di disoccupazione;

ed ECONOMICI:

  • il nucleo familiare deve avere un valore ISEE non superiore a 6000,00 euro;
  • un valore ISRE non superiore a 3000,00 euro;
  • fatta eccezione per la casa di abitazione, non possedere immobili per un valore superiore a 20000,00 euro;
  • il saldo del conto corrente e di eventuali titoli non deve superare i 10000,00 euro se il nucleo familiare è di 3 o più componenti, 8000,00 per soli 2 componenti, 6000,00 per un solo componente.

Non si deve inoltre usufruire della NASPI, non avere autoveicoli o motoveicoli immatricolati da meno di 24 mesi (a meno che non siano adibiti al trasporto disabili) e non si devono possedere imbarcazioni da diporto.

La domanda può essere fatta dal 1° dicembre 2017 compilando l’apposito modulo INPS scaricabile al seguente link:

https://www.inps.it/CircolariZIP/Circolare%20numero%20172%20del%2022-11-2017_Allegato%20n%202.pdf

e presentandolo presso gli uffici del Comune o Municipio di competenza.

Fonti:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51383

https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%20172%20del%2022-11-2017.htm

https://www.inps.it/CircolariZIP/Circolare%20numero%20172%20del%2022-11-2017_Allegato%20n%202.pdf

 

 

“Liberi di Fare”: assistenza autogestita per tutti!

Tre manifestazioni a Roma per rivendicare il diritto, per tutte le persone con disabilità, di scegliere la persona che l’assiste nei bisogni primari e nella realizzazione di progetti di vita.

“L’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque”
(Martin Luther King Jr.)

 

Per comprendere come si può sentire una persona disabile quando viene messo in discussione un così essenziale servizio, è sufficiente fare un semplice esercizio di immedesimazione: immaginiamo che qualcuno ci dica che da domani, forse, non potremo più uscire di casa, che non potremo più andare al lavoro, che non potremo più frequentare i nostri amici o svolgere le nostre attività di socializzazione preferite. Immaginiamo che qualcuno ci dica che, forse, da domani non potremo più prenderci cura del nostro corpo, alzarci dal letto e cominciare la giornata così come abbiamo fatto oggi e come facciamo da mesi e da anni.
Tutto viene pervaso da un senso di precarietà, ogni nostra attività non è più garantita, fare progetti diventa un puro esercizio speculativo, il futuro viene sostituito da un punto interrogativo, smettendo di rientrare nella sfera di ciò che possiamo controllare e gestire.
Per dirla in termini psicologici e dotti, la persona non ha più un locus of control interno, bensì esterno: la sua vita è dominata da fattori esterni alla propria volontà e alle proprie capacità, è in balia degli eventi.

Questo è un emblematico esempio di come i processi socio-economici abbiano riflessi sulle persone, tali da produrre disagio psicologico e persino psicopatologia. Quando infatti una persona percepisce di non avere più il controllo della propria vita e che tutti i suoi sforzi determinano comunque esiti negativi (learned helplessness e learned hopelessness), si instaurano sentimenti di impotenza e di disperazione, correlati a loro volta ad ansia, depressione, stress, immuno-soppressione e altre patologie a base organica, correlate all’asse psico-neuro-endocrino-immunologico.
Il ruolo della psicologia in questi casi non è solo quello di curare le patologie o prevenirne l’aggravamento, ma – così come ci insegna la psicologia di comunità – anche quello di agevolare i processi di aggregazione sociale fra persone che vivono una condizione oggettiva simile, come quella della disabilità, affinché insieme siano più efficaci nel difendere ed espandere servizi primari e imprescindibili come l’assistenza.
Innanzitutto, è necessario lavorare per accogliere e attenuare il senso di sgomento, choc ed ansia ripristinando la speranza. In secondo luogo, è possibile lavorare per agevolare processi di socializzazione improntati alla collaborazione, facendo ben consapevolizzare che la “politica dell’orticello” è controproducente e che il potere del singolo tanto cresce quanto più aumentano numerosità e coesione di gruppo, nonché si rinforza il senso di lealtà fra i suoi componenti.
Il detto divide et impera (“dividi e domina”) ci ricorda che tanto più un gruppo o una società sono frammentati, tanto più è facile imporre misure e politiche inique. Purtroppo chi vive una condizione di sofferenza può essere preso in scacco da questa stessa sofferenza, che diventa una lente attraverso la quale si guarda la realtà distorcendola. La sofferenza può cioè diventare il motivo per un approccio autoreferente alla vita, una specie di “pulpito” dal quale giudicare tutto e tutti, ma che, fatalmente, ci isola dagli altri e ci rende soli e più deboli.

Nel mondo della disabilità ciò accade in maniera ricorrente: ogni sottocategoria – e ogni persona all’interno di esse – afferma che la propria condizione di disabilità è la peggiore e quella più meritevole di rivendicazioni e tutele.
Se è vero, però, che ogni condizione è diversa dall’altra, è altrettanto vero che per ognuna di esse è valido il principio socio-politico secondo il quale ogni persona ha diritto ad avere i supporti tecnici, economici e assistenziali necessari per compensare la condizione di svantaggio dovuta alla menomazione fisica. Un principio, questo, che non ha una valenza assoluta, bensì storica e che per tale motivo deve essere ribadito periodicamente, con maggior forza proprio nei frangenti storici di crisi.

 

 

2° Laboratorio: “Sessualità e disabilità intellettiva”

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Immagine tratta dal film “Gabrielle un amore fuori dal coro” 2014

Quando? Lunedì 23 ottobre dalle 13,30 alle 16,30

In cosa consiste? Illustrazione degli aspetti teorici, video, domande e risposte, attivazioni esperienziali per elaborare le emozioni.

Quali argomenti?

  • Sessualità e disabilità intellettiva: cosa ne pensano le persone? Risultati del questionario sessualità diversamente abile.
  • Come costruire una comunicazione efficace.
  • Delusione d’amore ed equilibrio psicologico.
  • Rischio abuso: come proteggersi?
  • Educazione sessuale nelle persone con disabilità intellettiva: quali metodologie?
  • Assistenza sessuale: indicazioni e contro indicazioni

Destinatari:

  • Persone con disabilità;
  • Familiari (genitori, fratelli, sorelle, ecc.);
  • Amministratori di sostegno;
  • Assistenti di base;
  • Educatori, psicologi, assistenti sociali, terapisti occupazionali, insegnanti di sostegno e di cattedra.

Costi:

  • 20 euro per iscrizione singola;
  • 15 euro a testa doppia iscrizione;
  • 10 euro a testa per gruppi di tre o più iscritti.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA SCRIVENDO A info@bizzarrilelio.it O 3478468667. MAX 10 PARTECIPANTI. . 

Ubicazione: Romanina Roma (l’indirizzo preciso verrà fornito al momento della prenotazione)

Si rilascia attestato di partecipazione a chi ne farà richiesta al momento dell’iscrizione in regalo 2 e-book a chi porterà un supporto magnetico. 

 

 

 

Testo unificato caregiver familiari: ennesimo sgambetto a disabili e familiari

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Il testo unificato riguardante i caregiver familiari sostanzialmente rovescia il rapporto di responsabilità tra famiglia e servizi sociosanitari nella cura di una persona con disabilità. Mentre dovrebbero essere lo Stato e gli enti locali a garantire il supporto assistenziale a quest’ultime (favorendo anche un percorso di autonomia dalla famiglia di origine ed inclusione a 360° gradi nella società) con l’eventuale supporto dei familiari ad integrazione, con questa legge si vuole ratificare che la responsabilità di cura è in capo al caregiver familiare designato, con i servizi che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) supportarlo e sostenerlo.
L’unico modo che esiste di perseguire il “… fine di conciliarla (l’attività di cura) alle esigenze personali di vita sociale e lavorativa.” è garantire l’autonomia e l’inclusione sociale della persona con disabilità QUALE CHE SIA LA GRAVITA’ DI ESSA. Cioè applicare le leggi esistenti.
L’intervento legislativo ad hoc per i #caregiverfamiliari che si doveva fare era di riconoscere (finanziandola adeguatamente) la tutela previdenziale, sanitaria e assicurativa per le malattie e gli infortuni derivanti dall’attività di cura INTEGRATIVA DI QUELLA SVOLTA DAI SERVIZI.
Infine, lo dico da psicologo, i vari riferimenti a supporto psicologico e gruppi di mutuo-aiuto, sono solo il puerile tentativo di costruire un consenso, esterno alla categoria, a questa legge. Premesso che il legislatore avrebbe dovuto intervenire per rimuovere le condizioni di stress piuttosto che cronicizzarle e poi cercare di alleviarle, questa legge prende in giro anche i professionisti in quanto i servizi attivati non avranno utenza se le persone non avranno tempo e modo di dedicarsi alla tutela della loro salute fisica e mentale. Inoltre, qualsiasi tipo di supporto psicologico verrebbe pesantemente penalizzato dal perpetuarsi di situazioni cronicamente svantaggiose dal punto di vista psicosociale.

Riferimenti: