Cirinnà: votare secondo coscienza… e la scienza?

Fra poco più di un mese ricorrerà il 13° anniversario della mia Laurea in Psicologia… voi direte: “e chi se ne frega non ce lo metti?”… e fin qui ci sta… me la sono cercata.

Ma la mia laurea ha una certa attinenza con l’attualità in quanto la tesi che ho discusso riguardava il contributo della ricerca scientifica alla costruzione delle politiche sociali.

Recentemente il Premier Matteo Renzi ha dichiarato che rispetto alla proposta di legge sulle unioni civili e la Stepchild adoption (cosiddetta Cirinnà dal nome della senatrice prima firmataria), non esisteva una posizione di partito già definita e quindi ogni deputato l’avrebbe votata secondo coscienza (notizia dell’ultim’ora, mentre ancora scrivo, altrettanto avrebbe detto Grillo ai senatori del M5S).

Ora il termine coscienza in quest’accezione prende il carattere di un termine aulico ed altisonante utile ad edulcorare la realtà che si traduce in: secondo le vostre esperienze, quello che vi hanno insegnato rispetto all’omosessualità e alla famiglia, se da bambini avete frequentato l’azione cattolica o meno, a seconda di quanti amici gay avete, ecc. ecc.

Tutti aspetti che legittimamente fanno parte del patrimonio culturale di ogni persona, ma che con la scienza non c’entrano molto. La psicologia sociale, con gli studi sull’attribuzione causale condotti già negli anni ’60, evidenziò come gli esseri umani mettono in atto tutta una serie di strategie cognitive fallaci basate su cosiddette scorciatoie euristiche ovvero semplici regole che le persone utilizzano per risolvere problemi, dare giudizi e prendere decisioni in una condizione di informazioni incomplete.

Se questa modalità di analizzare la realtà è utile nella vita quotidiana perché si devono prendere decisioni velocemente, essa non può essere applicata alle leggi che un Parlamento promulga e che condizionano la vita di milioni di persone, bensì si dovrebbe procedere in base al contributo delle scienze sociali.

Ora, posto che esiste una copiosa letteratura internazionale a sostegno della conclusione che non esistono differenze nello sviluppo psicologico e sessuale tra figli di coppie eterosessuali e quelli cresciuti in coppie omosessuali, per uscire dall’oscurantismo e diventare uno Stato moderno l’Italia dovrebbe legiferare anche sulla base di queste ricerche.

E a questo punto la domanda sorge spontanea: se è dimostrato che non si può dire se una coppia sarà efficace nel crescere dei figli o meno meramente sulla base dell’orientamento sessuale, perché non dare loro la possibilità di adottare minori come accade in ben 21 Stati del mondo (Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia,[2] Norvegia,Danimarca, Austria, Islanda, Malta, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda)?

La legge sulle unioni civili concedendo alle persone omosessuali esclusivamente la possibilità di adottare il figlio biologico di un componente della coppia, ma non di adottare un bambino che non ha alcun legame biologico con essi, è sicuramente un passo avanti che viene però mosso stando bene attenti a non uscire dal seminato.

Il sentiero dal quale non bisogna uscire è quello tracciato dal principio che una famiglia si fonda comunque su un legame di sangue. La biologia, che sembrava essere messa alla porta con le unioni civili di persone omosessuali, rientra dalla finestra con la stepchild adoption.

I critici della Stepchild Adoption sostengono che essa incentiverà il ricorso da parte delle coppie omosessuali, a donatori di gameti e al cosiddetto “utero in affitto” per mettere al mondo un bambino che verrà poi adottato dal membro della coppia che non è biologicamente legato ad esso. Effettivamente questa è una possibilità concreta e, lungi da me dall’affermare che essa è errata in linea di principio, quello su cui si deve riflettere è che il più delle volte i fenomeni sociali vanno valutati in base a come essi effettivamente si svolgono. Anche qui piuttosto che mettere la testa sotto la sabbia e vietare una procedura che al di fuori dei confini italiani si svolge oramai da tempo o che all’interno di essi si può svolgere clandestinamente, sarebbe opportuno legiferare per regolamentare tutta una serie di aspetti quali ad esempio:

  • la tutela del minore da dolorosi contenzioni fra i genitori biologici nel caso che il/la donatore/donatrice dovesse decidere di rivendicare diritti sul nascituro;
  • tutelare il bambino in caso esso dovesse nascere con una disabilità, ricordando che non è sufficiente escludere che i genitori biologici siano portatori o abbiano casi di familiarità di patologie invalidanti, in quanto molte disabilità sono dovute problematiche nella gestazione o che subentrano al momento del parto;
  • la tutela fisica e psicologica della donna che mette a disposizione il proprio corpo per portare avanti la gravidanza per una coppia di uomini omosessuali, ricordando che molte patologie sia fisiche che psicologiche possono esordire proprio a causa della gravidanza (es. Preeclampsia o Depressione Post-Partum);
  • evitare odiosi meccanismi di selezione eugenetica attraverso la scelta delle caratteristiche psicofisiche dei donatori.

Detto questo la Coscienza mi spinge a ricordare che in Italia e nel mondo ci sono milioni di bambini che hanno bisogno di una famiglia. Recentemente l’Europol ha dichiarato che negli ultimi mesi sono scomparsi 10 mila minori arrivati come profughi, 5 mila solo in Italia che potrebbero essere stati sequestrati da organizzazioni criminali per avviarli alla prostituzione o ad altri traffici illeciti. E’ evidente come una legge che concedesse anche alle coppie omosessuali la possibilità di prendere in affidamento o adottare bambini in difficoltà verrebbe incontro al legittimo desiderio delle coppie omosessuali di creare una famiglia e, contemporaneamente, togliere dalla strada e dagli istituti migliaia di bambini.

Arrivati a questo punto starete pensando: “che c’entrano queste simpatiche persone di bassa statura raffigurate nell’immagine e in questo video?” Costoro sono Bill Klein e Jen Arnold, broker lui pediatra lei, che nella loro normalità (lui è un po’ bambacione e lei un po’ ossessiva-competitiva) hanno fatto una cosa straordinaria: adottare due bambini di bassa statura Will e Zoey rispettivamente di origine cinese ed indiana.

La loro storia ci ricorda due tristi verità. I bambini disabili hanno molte difficoltà in più di essere adottati e che in Italia, seppur non esista una norma esplicita che lo vieti, è estremamente difficile adottare un bambino se si ha una disabilità.

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2 Mamme o 2 papà sufficientemente buoni.

è-ora-di-essere-civili-1728x800_cIl concetto di madre sufficientemente buona fu elaborato negli anni ’50 da Donald Winnicott. Ma le teorie psicologiche vanno sempre considerate nella cornice dell’epoca nelle quali esse vengono formulate. Nella società di Winnicott l’omosessualità era un tabù, le coppie omosessuali dovevano nascondersi ed era estremamente raro che gli uomini si occupassero da soli della cura e delle crescita dei figli. Si spiega così come mai per Winnicott (così come per altri autori quali Fairbairn o Bowlby) pronunciare concetti e teorie che individuassero nella donna e nella coppia eterosessuale gli assetti dove si potesse sviluppare la psiche di un bambino fosse estremamente naturale.

Ma le teorie psicologiche si sono modificate molto, sotto l’influenza di altri orientamenti (quali ad esempio gli approcci sistemico relazionali e l’infant research) e soprattutto dei grandi cambiamenti sociali che hanno visto il moltiplicarsi di tante forme diverse di contesti familiari. Man mano si è andato riconoscendo il ruolo del papà quale figura di attaccamento fin dai primi mesi di vita, cosa che fino a qualche decennio fa era riservata esclusivamente alla madre. Probabilmente anche Winnicott, Fairbairn e Bowlby sarebbero meno categorici nell’affermare il ruolo imprescindibile della madre nello sviluppo del Sé e dei Modelli Operativi Interni.

Inoltre, le recenti ricerche hanno dimostrato che non esistono differenze biologiche tra uomini e donne nello svolgere funzioni di holding emotivo del neonato, di base sicura o nel fornire modelli di assertività, indipendenza e determinazione. Piuttosto l’efficacia nello svolgere queste importanti funzioni genitoriali, dipende dall’adeguato sviluppo psico-affettivo dei genitori e dal sostegno psicologico che viene loro fornito. Determinante risulta anche la capacità di affrontare i compiti genitoriali senza ancorarsi a rigidi ruoli di genere, ma con flessibilità e complessità emotiva e relazionale che rende gli individui completi capaci di accogliere, educare, giocare, provvedere alle necessità concrete e quant’altro, indipendentemente dall’identità di genere.

In conclusione, non esiste alcuna teoria psicologica che asserisca che un bambino non possa avere uno sviluppo psicologico, affettivo e sessuale sano crescendo in una coppia composta da due uomini o da due donne, prima questo concetto verrà assimilato dalla società italiana e prima verranno meno inutili sofferenze dovute al pregiudizio e alla discriminazione verso le persone e le coppie omosessuali, nonché per le famiglie che andranno a costruire.