Primo trapianto di testa in un essere umano.

Screenshot-2017-03-28_13.04Programmato per dicembre 2017 dovrebbe essere condotto dal neurochirurgo italiano Sergio Canavero che lo sta programmando da 30 anni. E’ previsto che venga condotto su un paziente malato terminale, Valery Spiridonov, che soffre di una rara forma di Atrofia Spinale Muscolare.

Nelle previsioni di Canavero l’operazione richiederà il congelamento della sua testa a -15 gradi centigradi e la riconnessione ad un corpo donato da una persona cerebralmente morta. I nervi del midollo spinale fra la testa e il corpo verranno fusi insieme attraverso glicol polietilene. Il costo dell’operazione è di 11 milioni di dollari e durerà 36 ore. Inoltre, coinvolgerà un’equipe di 150 persone tra medici ed infermieri.

E’ inconfutabile che una delle più forti motivazioni dell’essere umano sia quella di andare oltre i grandi limiti esistenziali imposti dalla stessa natura umana: la malattia e la morte. Questa motivazione spinge gli uomini ad immaginare, progettare e realizzare imprese che sembrano impossibili.

La corsa verso il progresso, però, non è supportata da una riflessione filosofica e psicologica che possa stare al passo con innovazioni che hanno un impatto imprevedibilmente rivoluzionario sull’ambiente che ci circonda, sui rapporti sociali e fin nella più intima natura dell’essere umano. Allo stato attuale nessuno può immaginare quale potrà essere la reazione di un cervello che dopo aver vissuto per 30 in un corpo rispetto al quale ha dovuto modificare ripetutamente lo schema per consapevolizzare i mutamenti dettati dalla patologia degenerativa, dovrà poi trovarsi ad interfacciarsi con un corpo totalmente diverso con funzionalità che probabilmente non ha mai sperimentato (ci sono forme di SMA che fin dalla nascita compromettono la deambulazione).

In un esercizio del tutto speculativo possiamo solo provare a mettere sul piatto alcuni dilemmi etici: un’operazione che costa 100 milioni di dollari dovrebbe essere resa accessibile a tutte le persone disabili o solo a chi se la può permettere? Dovrebbe essere realizzata su tutti i bambini cui viene diagnosticata la patologia degenerativa per dare la possibilità al cervello ancora plastico di adattarsi meglio al nuovo corpo o solo nella fase terminale di quest’ultima? Quali limitazioni dovrebbe avere: rivolgersi solo a chi è affetto da patologie degenerative che portano all’immobilità totale e alla morte o può rivolgersi anche a persone che diventano paraplegiche? Diventerà una pratica di chirurgia estetica estrema? Come tutelare le persone più deboli dal traffico illegale di corpi come accade oggi nei Paesi più arretrati in cui bambini scompaiono i loro organi venduti al mercato nero?

Domande capziose e forse anche un po’ oscurantiste, di fronte alla grandezza della scoperta scientifica e alla grande impresa di restituire un corpo funzionante a chi per una vita ha convissuto con un corpo menomato… Domande sofistiche forse… che, però, in futuro neanche troppo lontano potrebbero diventare realtà ed è meglio farsi trovare preparati.

Fonti:

Pagina Scienza e Natura di Hashem Al-Ghaili;

Intervista al dr. Sergio Canavero e  Valery Spiridonov a Le Iene.

 

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