Caro Checco ti facciamo il… BIP!

Pubblicato anche un mio articolo sul BLOG dell’Ordine degli Psicologi del Lazio su “Il fatto quotidiano”.

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La ricerca è importante… soprattutto nel campo delle patologie degenerative. Chi vive una condizione disabilità stabile riesce a trovare il più delle volte un equilibrio ci si attrezza, si prendono contromisure e la vita va avanti. Una persona affetta da una patologia degenerativa è costretta a continui riadattamenti ad un corpo che perde progressivamente abilità e limita sempre di più la propria autonomia. Oggi la ricerca ha prodotto risultati davvero buoni si consideri che la speranza di vita di certe patologie degenerative si è raddoppiata e con una buona qualità della vita.

Riuscire a produrre uno spot che faccia affluire quanti più fondi per la ricerca è una cosa buona ed usare una modalità paradossale e che sfrutta l’ambivalenza delle persone può essere un’intelligentissima operazione di marketing.

Occhio però ai messaggi impliciti che lo spot veicola! A mio avviso esso fa pensare a due mondi che sono inevitabilmente destinati a confliggere. È un po’ come se dicesse: “i disabili si approfittano della loro condizione, facciamoli guarire così non hanno più scuse”… Mirko (il piccolo protagonista) ha dei comportamenti molesti gratuiti, non dettati dalle necessità della disabilità: come sbattere sulla macchina senza scusarsi, giocare alla play a tutto volume di notte, dire al padre di non spostarsi anche se ci vorrebbe un attimo per far passare la persona che va di fretta. Il bambino viene ritratto, in questo modo, come se facesse leva sul “potere” che gli dà la disabilità e il fatto che tutti contengono Zalone dal “cantargliene quattro” perché non sta bene rimproverare un ragazzino sulla sedia rotelle. E’ un po’ come se l’autore dello spot, abbia voluto sfruttare la rabbia verso le persone disabili per fare uno spot diverso e per tale motivo attraente, ma anche di legittimarla attraverso comportamenti scorretti dei disabili e delle famiglie che non danno l’educazione ai figli perché anche loro stessi colti da un senso di sudditanza psicologica verso un bambino affetto da una terribile malattia. Alla fine le persone disabili vengono sottilmente biasimate e in questo modo si mette in evidenza il bisogno di legittimare una rabbia che evidentemente è più intensa di quanto non si sospetti visto che si trova la necessità di giustificarla. Il rischio, inoltre, è che cadano nello stesso calderone, sia le giuste rivendicazioni, utili ad affermare i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie, sia i comportamenti sopra le righe ingiustificati con conseguente neutralizzazione dei primi.

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6 pensieri su “Caro Checco ti facciamo il… BIP!

  1. Ciao, io trovo interessante al contrario l’ironia, dove una volta tanto è un bambino (tenero) disabile che bulla il normodotato. Di solito il disabile si ritrova a vivere con grande impotenza tutti quegli agiti che zalone “quasi” fa. Inoltre sarebbe stato banale il dire “non parcheggiare negli spazi”, “dai la precedenza”, “rispetta”, ecc. Mentre il giocare col paradosso fa sorridere e riflettere, un pò come quei parcheggi dove c’è scritto qualcosa come “immagina di essere al mio posto”. insomma io non vedo la stigmatizzazione del disabile che vedi tu. Buon lavoro, Paolo

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  2. Marco

    Ma fattela una risata qualche volta,cosa stai ad analizzare uno spot che sicuramente porterà soldi per la ricerca anche se ironizzando un problema che affligge molti ragazzi.sono altri i problemi,di certo non starei a perder tempo con sti articoli inutili.un mio parere.

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  3. Scusate se rispondo solo ora a causa di impegni di lavoro ai vostri commenti, peraltro ringrazio tutti sia coloro che sono d’accordo con me sia coloro che sono in disaccordo, la cosa più bella è quando c’è dibattito e riflessione. Io vorrei dire una cosa molto semplice e cioè che non ci voleva molto a creare delle situazioni un po’ più corrispondenti alla realtà e che non rappresentassero la conflittualità come originata da comportamenti gratuitamente molesti. Ad esempio nella scena dell’auto avrebbe avuto più senso far parcheggiare Zalone davanti ad uno scivolo per poi far sbattere il bambino sulla macchina. Oppure la scena dei videogiochi non ha proprio senso: non è che la disabilità costringe il bambino a giocare con i videogiochi a tutto volume. Addirittura Zalone dice che il bambino è maleducato, ma si esime dall’andare a protestare perché trattenuto dalla moglie che si trova in soggezione per la disabilità. Non sono un esperto di psicologia sociale, ma credo che quando si rappresenta una scena attraverso un medium essa diventa una rappresentazione collettiva che viene generalizzata a tutta la categoria di persone coinvolte: il bambino disabile è maleducato-tutti i disabili sono maleducati. Questo spot con una mano dà e con l’altra prende, è ambivalente… ma questa è la vita delle persone con disabilità che devono pagare dazio per tutto ciò che ricevono…

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  4. Lo spot è volutamente “politicamente scorretto” e cattura l’attenzione proprio per questo. Sfrutta l’esagerazione, il paradosso, ma soprattutto punta il dito sulla discriminazione della diversità. Anche il non ribellarsi ai soprusi di un bambino, solo perché è disabile, è una discriminazione. “Guarisci così ti tratto come gli altri” ben sapendo che, comunque si tratterebbe sempre di un bambino. Checco è un personaggio di fantasia, cinico e, quindi, lo spot è perfettamente in linea col personaggio. I disabili sono persone come le altre: alcune simpatiche, educate e corrette, altre odiose, maleducate e prepotenti che sfruttano la loro condizione per prevaricare gli altri. È normale, proprio perchè non è la disabilità a fare la differenza, ma quello che ciascuno di noi è. Penso che nessuno, guardando il video abbia pensato ad una generalizzazione! Tutti abbiamo sorriso e mandato un sms.

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  5. Anna

    Io credo che lo spot si basi sulla visione che il non disabile ha del disabile: ci fa pena (non bisogna rimproverarlo se gioca di notte coi videogiochi a tutto volume) ma allo stesso tempo ci da fastidio che abbia il posto auto personale riservato. In pratica la pena che hai sottolineato tu è messa lì apposta, così è parso a me. Infatti alla fine Checco dice: aiutatemi a farlo guarire, così finalmente posso menarlo come farei con un “normale”. Sottinteso: se sei malato ti vengono concesse tante cose che un sano non ha. Ma quali, poi? Insomma, l’ironia si basa sul descrivere come noi vediamo queste persone: mai come esattamente identiche a noi ma con un misto di compatimento e rabbia per i loro presunti privilegi. Non sono una fan di Zalone ma mi è parso che la sua comicità si basi su quello, sul mostrare un personaggio negativo che ci fa ridere nel suo essere negativo. Anche perché altrimenti non si spiegherebbe perché lo spot sarebbe scorretto: cosa ci sarebbe di scorretto nel mostrare un ragazzo trattato esattamente come dovrebbe, cioè come gli altri? La scorrettezza consiste nel trattarlo in modo diverso, sottolineandone la diversità che però è quella diversità con cui si scontrano ogni giorno quelle persone. Nella scena di notte il messaggio è: “non andate a bussare solo perché è handicappato, vi fa pena, ma com’è che poi la pena sparisce quando scoprite che ha il posto auto riservato? I videogiochi non sono un sacrosanto diritto, il posto auto sì”.

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  6. Grazie per il suo commento. Come ho scritto sul Blog de “Il fatto quotidiano” sarebbe stato più coerente mostrare come il protagonista Zalone provasse rabbia per il fatto che si dovesse adeguare a comportamenti rispettosi verso la disabilità e che la frustrazione lo spingesse a fare la donazione per non dover modificare i suoi comportamenti. Ovvio che anche così il messaggio sarebbe stato abbastanza controverso, ma mostrare le persone disabili come persone che possono prendersi la libertà di essere poco gentili e comprensive o che hanno il diritto di usurpare un diritto è troppo fuorviante e pregiudizievole. E’ un po’ come quando si dice che gli immigrati vengono ospitati in alberghi di lusso… si fa disinformazione.

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