Sostegno psicologico nel Paese delle stragi annunciate ed impunite.

27 agosto 2016 lutto nazionale. 31 agosto 2016 lutto nazionale. Mentre si continua a scavare alla ricerca dei dispersi e nella speranza di trovare superstiti, il bilancio ufficiale di una tragedia le cui premesse erano sotto gli occhi di tutti è di 293 vittime, tra cui molti bambini. Centinaia i feriti e le famiglie distrutte.

Un tributo di sangue pagato alla burocrazia, alla corruzione e all’avidità crudele di chi ha voluto lucrare su appalti già gonfiati, non effettuando gli adeguamenti per il rischio sismico previsti per legge come nel caso della scuola di Amatrice: solo per la clemenza della natura, che ha scosso la terra in una notte d’estate, non si è ripetuto quanto accaduto alla Casa dello Studente di L’Aquila e della scuola di San Giuliano di Puglia.

Ed ora spetta ai soccorritori lo straziante compito di raccogliere i frantumi di una comunità devastata nella sua Storia, nelle sue relazioni e nella sua psicologia. Vigili del fuoco, volontari della Protezione Civile, medici e… anche psicologi. Nell’intervista del 25 agosto il Direttore dell’Ospedale Camillo De Lellis di Rieti rende noto che un’equipe di psicologi era di stanza presso l’ospedale per supportare psicologicamente i superstiti nell’elaborazione del trauma e nella comunicazione del decesso dei familiari.

L’intervento psicologico si esplica nell’immediato della tragedia così come nei mesi successivi. Esso consiste in prima istanza nel supportare psicologicamente le persone sotto shock alleviandone la sofferenza e aiutando i soccorritori nell’intervistare i superstiti per ottenere informazioni utili alla ricerca dei dispersi. Successivamente si deve procedere alla valutazione e al trattamento di eventuali disturbi psicologici che possono insorgere in chi è stato coinvolto direttamente o indirettamente dalla catastrofe.

In caso di catastrofi come queste è molto alta la probabilità di sviluppare un Disturbo Post-Traumatico da Stress, che si può presentare anche nelle sue forme complesse e poli-traumatiche. Le persone superstiti del terremoto si trovano a fronteggiare uno o più dei seguenti eventi:

  • l’improvviso deflagrare del terremoto nel cuore della notte, la fuga improvvisa, il crollo o il danneggiamento della casa;
  • la paura di perdere la vita;
  • il dolore per le lesioni riportate e le eventuali menomazioni temporanee o permanenti;
  • la paura di perdere o la perdita effettiva di persone care;
  • la distruzione dei propri averi nel loro valore materiale, funzionale ed affettivo;
  • l’interruzione dell’attività lavorativa a tempo indeterminato, ritrovandosi improvvisamente senza reddito, dipendendo dalla solidarietà e dagli aiuti statali;
  • la devastazione dei luoghi dove si è cresciuti, lo smarrimento delle abitudini quotidiane e delle tradizioni che identificano la comunità.

La gravità e la forma del disagio psicosociale che ognuno sperimenterà può variare per effetto di diversi fattori. Alcuni risiedono nei comuni colpiti e si trovano devastata l’unica abitazione, mentre altri, risiedendo altrove, hanno un luogo sicuro a cui tornare con un effetto prognostico positivo. Altri sono rimasti sotto le macerie, altri ancora sono riusciti a scappare. Alcuni hanno perso familiari, altri sono rimasti gravemente feriti.

Tuttavia anche chi è riuscito a sfuggire illeso insieme alla propria famiglia non è immune dallo sviluppare un disagio psicologico. I segni a cui è importante prestare attenzione per riconoscerne l’insorgenza sono:

  • ricordi, immagini e sogni inerenti l’accaduto ricorrenti ed intrusivi;
  • avere la sensazione che l’evento si stia verificando nuovamente; per chi ha potuto fare ritorno in luoghi lontani dell’epicentro questa sensazione è sicuramente un segno che ci sia in atto una problematica di tipo psicologico; per chi invece si trova ancora sui luoghi dell’epicentro questa sensazione deve essere valutata considerando che effettivamente il fenomeno si ripete a causa delle aftershock (scosse di replica);
  • disagio psicologico e fisiologico all’esposizione di eventi associati all’evento: la copertura mediatica dell’evento terremoto con la riproposizione di immagini e interviste può indurre una sofferenza amplificata e reiterata;
  • affettività ridotta, sentimenti di diminuzione delle prospettive future, riduzione di interesse per attività significative, distacco dagli altri;
  • disturbi del sonno, irritabilità, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza;
  • stanchezza, preoccupazioni per la salute anche laddove sia stata esclusa la presenza di danni o malattie;
  • crisi, tremori, pianto, oppressione e sintomi gastro intestinali.
  • dissociazione ovvero totale mancanza di ricordo di quanto accaduto al momento del trauma;
  • Rabbia e senso di colpa nei superstiti: questo aspetto è estremamente delicato in quanto, come ampiamente documentato dalle inchieste, le conseguenze del terremoto sono state amplificate da costruzioni e ristrutturazioni non a norma dal punto di vista sismico; ciò può comportare una dinamica della rabbia che investe le istituzioni responsabili o essere retroflessa sugli stessi proprietari delle case: l’intervento psicologico si attesta su un’elaborazione delle responsabilità che non sconfini nella colpa depressiva o nella sterile rivendicazione.

Nei bambini può comparire sotto forma di comportamenti disorganizzati o di agitazione psicomotoria. 

Ripristinare l’integrazione psicologica delle persone investite dalla catastrofe, sarà l’obiettivo imprescindibile per la ricostruzione di una comunità che rischia di disgregarsi così come quella di L’Aquila.

Un percorso riabilitativo che va ben oltre la psicoterapia in quanto deve essere salvaguardata l’identità di una comunità colpita nelle sue infrastrutture, nella credibilità delle istituzioni e nelle sue tradizioni più antiche. Un senso di comunità che necessariamente dovrà integrare nella propria Storia anche l’evento Terremoto, tragedia che necessita di una profonda elaborazione per rinsaldare il tessuto sociale all’insegna della solidarietà e del sostegno reciproco.

 

 

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