Liberarsi dalla violenza si può!

images_territori_piemontedonne1In Italia ogni 3 giorni una donna viene uccisa dal partner. I numeri dei femminicidi sono la punta dell’iceberg di una realtà di sopraffazione fisica, terrorismo psicologico e sottomissione morale di cui probabilmente nessuno riesce a cogliere la portata effettiva.

Ogni volta che la cronaca racconta di un caso di femminicidio, in ordine di tempo ricordiamo Sara Di Pietrantonio, la libertà e la dignità delle donne subiscono una ferita profondissima in quanto si insinua sempre più in profondità l’odioso ricatto psicologico secondo il quale ribellarsi alla sopraffazione di un partner che non accetta di essere respinto può condurre a subire le peggiori atrocità. Non a caso scrivo: “ogni volta che la cronaca racconta di un femmicidio”, non per ammiccare ad una folle proposta di censura, bensì per sottolineare che se l’uccisione di un essere umano è un fatto oggettivo, il modo in cui i media lo raccontano determina l’impatto sul vissuto di milioni di persone. L’assassinio della piccola Sara (22 anni), per le modalità con le quali è avvenuto,  oltre a rimandarci una rinnovata, scioccante consapevolezza della crudeltà che i cosiddetti ragazzi “normali” (di cui ogni ragazza potrebbe innamorarsi) riescono a rendersi artefici, ci restituisce la percezione di una società talmente frammentata e priva di ogni senso di protezione verso le proprie figlie, da reagire con indifferenza e/o codardia di fronte alla richiesta di aiuto palese e disperata di una ragazza che sapeva che stava per morire (dalle ricostruzioni degli inquirenti è emerso che prima di essere sopraffatta Sara avrebbe chiesto aiuto agli automobilisti che non si sarebbero fermati).

Ma non è così, la violenza e il suo odioso ricatto non sono il destino delle donne, le persone non sono tutte vigliacche e sono molte le cose che si possono fare per prevenire la violenza e consentire alle donne di vivere una vita libera dai condizionamenti dei maschi. Perché di questo abbiamo bisogno, di mettere in atto azioni a livello culturale, psicologico e sociale che modifichino radicalmente le modalità di relazione tra uomini e donne:

  1. affermare sempre e comunque che le donne sono libere, forti, indipendenti e capaci come e più degli uomini: qualsiasi limitazione della libertà delle donne, anche a scopo protettivo, ne mina l’autostima e l’autorevolezza esponendole al rischio di strutturare atteggiamenti di dipendenza  anche da maschi maltrattanti e violenti; le donne non sono oggetti deputati al benessere emotivo e al piacere sessuale degli uomini, hanno in ogni momento il diritto di modificare o interrompere relazioni che provocano loro sofferenza o non danno più piacere;
  2. affermare e ribadire il principio secondo cui la rabbia non è un segno d’amore, essa è un’emozione naturale e legittima, ma diventa un problema quando viene agita ripetutamente in comportamenti di violenza psicologica (battute sarcastiche e svalutanti, critiche aspre ed incessanti, minacce, umiliazioni, ecc.),  fisica (percosse, strattoni e “giochi” maneschi) e sessuale (la violenza può passare anche nelle modalità di condurre un rapporto consenziente); la rabbia nelle relazioni tra uomo e donna parte sempre dalla pretesa di controllare e possedere quest’ultime, perciò bisogna sempre ricordare che le donne sono libere e, di conseguenza, né pretesa né rabbia hanno motivo di esistere; chi agisce questi comportamenti, chi ne è vittima o chi assiste o ne viene a conoscenza deve, senza indugiare, richiedere l’aiuto di un professionista o, ove necessario, delle Autorità;
  3. ricordare che il furore più distruttivo può albergare nelle persone più “normali” e socialmente integrate che conosciamo; esso può trapelare anche nel linguaggio metaforico, nelle fantasie, nei giochi e nelle battute; non bisogna mai sottovalutare queste espressioni soprattutto se sono ripetute e vividamente descritte;
  4. in famiglia differenziare i ruoli in modo che, un genitore abbia quello più normativo dettando le regole e disponendo i divieti, mentre l’altro curi l’alleanza e la confidenzialità con i figli: le ragazze che si percepiscono sole e prive di qualcuno a cui confidare di trovarsi invischiate in una relazione difficile sono quelle più vulnerabili e a rischio stalking e violenza (ci tengo a precisare che questa è un’indicazione di carattere generale che non ha nulla a che vedere con il caso di Sara);
  5. quando si vuole interrompere una relazione, incontrare la persona che si vuole lasciare facendosi accompagnare da familiari o amici (o in un luogo pubblico)  ed essere chiare e dirette; fatto questo è necessario respingere ogni altro tentativo di approccio in maniera decisa e neutra: non sono necessarie né suppliche, né giustificazioni, né giudizi perché si è sempre liberi di interrompere una relazione;
  6. ricordare sempre che se la persona lasciata reitera condotte intrusive, minacciose o moleste tali da indurre uno stato perdurante di ansia, indurre modificazione delle abitudini o preoccupazioni per l’incolumità propria o dei propri cari, si configura il reato di stalking (art. 612 bis del Codice Penale); non è affatto vero che esso è stato depenalizzato, la riforma ha solo disposto l’archiviazione obbligatoria di quei casi in cui non vi è una palese reiterazione delle condotte moleste; è importante presentarsi all’Autorità Giudiziaria con un resoconto scritto chiaro, dettagliato e corredato di riferimenti temporali e testimoniali, portare copia dei messaggi o delle mail, registrazioni delle telefonate (esistono anche app che individuano i numeri delle telefonate anonime e registrano); inoltre prima ancora di sporgere denuncia è possibile fare un esposto chiedendo un ammonimento da parte del Questore (Fonte: sito Arma dei Carabinieri).
  7. imparare a riconoscere e contrastare il cosiddetto fenomeno del gaslighting; esso è un comportamento manipolatorio che attuano prevalentemente i partner maschi e che induce la donna a dubitare sempre di se stessa e della propria capacità di giudizio e di esame di realtà; portato alle sue estreme conseguenze può indurre una dipendenza fisica, psicologica ed economica compromettendo; per contrastare il gaslighting è necessario avere altre persone con le quali confrontarsi, un professionista o un familiare/amico fidato che aiuti a dare una valutazione “non manipolatoria” dei fatti riportati.

Infine, oltre a questi cambiamenti di mentalità e condotta attuabili negli ambiti familiari e sociali, è necessario intervenire sul livello macro-sociale e mass-mediologico.

Altrove ho evidenziato come alcune testate giornalistiche abbiano utilizzato il video girato dal branco che ha violentato una ragazza di Rio de Janeiro per convogliare le visualizzazioni del sito e vendere gli spot che precedevano il video.

Screenshot-2016-05-30_12

downloadSui social è diventata virale l’indignazione per il titolo in prima pagina del quotidiano “Libero” in riferimento all’omicidio di Sara Di Pietrantonio: quell'”arrostiscono” suona proprio come un voler ridicolizzare e banalizzare una tragedia immane.

Qualche tempo fa fece scalpore una pubblicità di uno strofinaccio super efficace per cancellare “tutte le tracce” alludendo all’omicidio di una donna. Ma da una breve ricerca sul web è possibile documentare una vera e propria tradizione della pubblicità nell’utilizzare contenuti sessisti e di violenza sulle donne dagli anni ’50 ai nostri giorni. Per documentarsi in maniera più esaustiva è possibile scaricare l’e-book di Matteo Mugnani e Ferdi Berisa “La violenza sulle donne nella pubblicità

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Nei programmi tv dedicati ai femminicidi e ai delitti si creano forme di giustificazione nonché di spettacolarizzazione degli omicidi, tali da far apparire chi uccide quasi sotto una luce romantica della quale si nutrono e che cronicizzano le strutture di personalità narcisistica che in molti casi caratterizzano gli assassini. Questi programmi non si limitano a fare informazione, ma usano temi drammatici per fare intrattenimento senza peraltro controllare le modalità con le quali vengono proposti i contenuti e le conseguenze che esse possono innescare.

In conclusione, il dilagare della violenze ha dei precisi processi sui quali è possibile ed urgente intervenire, non è un fenomeno metafisico che sfugge al nostro controllo.

Riferimenti bibliografici

  • Violenza psicologica (manipolazione/gaslighting). AIPC Editore. 2003. (http://www.stalking.it/?p=71)
  • Cialdini R.. (1989) Come e perché si finisce col dire di sì, Firenze, Giunti/Barbera
  • Gass, G. Zemon G. e Nichols W. C.. 1988. Gaslighting: A marital syndrome. Journal of Contemporary Family Therapy, 10(1), 3-16.
  • Jacobson, Neil S. & Gottman, J. M. (1998). When men batter women: new insights into ending abusive relationships. Simon & Schuster. NY.
  • Calef, V., Weinshel, E. M. (Routledge 2003) Commitment and Compassion in Psychoanalysis p. 83 and p. 90.
  • Stout, M. (2005) The sociopath next door: the ruthless versus the rest of us. NY: Random House.
  • Mac Grath, V. Witness To Evil Pages 19, 146 e 147. Bishop, Victor George. Nash Pub., 1972.
  • http://www.stateofmind.it/2014/12/femminicidio-amore-criminale-rai3/
  • Acquadro Maran D., Il fenomeno stalking. Utet, 2012
  • Fremouw WJ, Westrup D, Pennypacker J., Stalking on campus: the prevalence and strategies for coping with stalking. J Forensic Sci. 1997 Jul;42(4):666-9.
  • Gatti G., Codice di procedura penale e leggi complementari. XXV ed., Editio minor, Gruppo Editoriale Esselibri-Simone, 2011
  • Aramini M., Lo stalking: aspetti psicologici e fenomenologici, in Gulotta G. & Pezzati S., “Sessualità, diritto, processo”. Giuffrè, 2002.

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