Arte e identità: dal perdersi al ri-trovarsi

Nell’ambito della mostra “il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero” in svolgimento presso il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Via Efeso, 2a Roma, dal 13 al 23 marzo (visitabile tutti i giorni – tranne domenica 20 marzo – dalle 15,00 alle 18,00)

SABATO 19 MARZO ALLE ORE 18,00

avrà luogo il workshop interattivo “Arte e identità: dal perdersi al ri-trovarsi”. Sarà un’opportunità per sperimentare come le opere d’arte possono indurre la rievocazione di ricordi, emozioni e aspirazioni progettuali. Saranno presenti anche gli artisti (Giulia del Papa, Roberta Maola, Rosella Sensi e Simone Silo) che potranno dialogare insieme ai partecipanti in merito ai temi sollevati dalle opere.

Agevola Lelio Bizzarri Psicologo-Psicoterapeuta. Ingresso libero. Per prenotazioni info@bizzarrilelio.it oppure 3478468667 oppure contattandomi tramite la mia pagina Facebook

ABSTRACT

Arte come processo di destrutturazione dell’identità personale stereotipata, rigidamente costruita per adeguarsi alle richieste del sociale e di ri-costruzione di un’identità scelta, consapevole e congruente con le aspirazioni più autentiche dell’individuo.

Il processo di destrutturazione avviene attraverso l’evocazione di concettualizzazioni paradossali rispetto al senso comune e l’espressione di emozioni viscerali profonde, liberate dall’autoinganno e dalla razionalizzazione.

L’opera d’arte reifica il prodotto di questo processo che altrimenti si disperderebbe e non lascerebbe segno nel reale. Non potrebbe nutrire quella che in Terapia della Gestalt viene definita la funzione Personalità, quella cioè che consente alla persona di trarre acquisizioni di consapevolezza al termine di ogni ciclo del contatto. Il processo creativo è esso stesso un modo per riconoscere i propri bisogni esistenziali più profondi, evocare e sperimentare le emozioni ad esse connesse e fissare nel proprio modo di essere il prodotto di questa movimentazione del mondo interiore. In questo modo la personalità si arricchisce e si ristruttura in un modo di essere e stare al mondo completamente differente.

Da questo punto di vista la creatività artistica non è un semplice sublimare pulsioni incompatibili con le regole sociali, come nella concettualizzazione freudiana, bensì uno strumento dirompente di denuncia dell’in-sofferenza rispetto agli stereotipi sociali. L’opera diventa il simbolo di questa denuncia e il luogo fisico nel quale essa trova asilo e legittimazione ad esistere.

In questo modo essa non può più essere ignorata, crea connessioni tra artisti e tra gli artisti e i fruitori costruendo una sorta di inconscio collettivo nel quale le nuove idee, i nuovi modi di essere circolano e si guadagnano un posto nel mondo.

Questo processo di demolizione di aspetti rigidi della propria identità è sempre accompagnato da emozioni quali la rabbia, il dolore e la tristezza: ogni rottura necessità di un investimento di aggressività e ogni separazione da modi familiari di essere, seppur limitanti e disfunzionali, evoca la malinconia che accompagna l’elaborazione del lutto per la perdita di elementi che per tanto tempo hanno fatto parte del Sé.

Ad ogni fase di rottura fa seguito quello che viene definito il vuoto fertile che può avvenire solo con la sospensione del giudizio (epoché), che apre la strada ad un nuovo percorso creativo che conduce allo svelamento e all’affermazione di nuovi modi di essere che si integrano con le parti più antiche della personalità. Anche qui l’opera diventa il trade-union con l’Altro, fino alla costruzione di una comunità nuova che ci riconosce e alla quale sentire di appartenere.

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