Parigi: seguire le armi per fermare i terroristi

Giovanni Falcone quando era magistrato a Palermo ebbe la grande intuizione di seguire i flussi di soldi per individuare i traffici, le ramificazioni e i capi di Cosa Nostra. Fu così che riuscì ad istruire il maxi processo all’Ucciardone e a spiccare 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione.

Analogamente oggi, rispetto ai drammatici attentati di Parigi, per fermare questa strategia del terrore diffuso occorre un’azione d’intelligence capillare e meticolosa per smontare la rete dell’organizzazione terroristica responsabile di queste azioni militari contro civili inermi. Soprattutto occorre individuare da dove provengono e attraverso quali canali le armi armi arrivano alle cellule terroristiche. Seguendo le armi si arriverà ad individuare i gangli vitali delle organizzazioni terroristiche, ma anche ad individuare le ragioni storiche e le dinamiche geopolitiche che ne hanno determinato la recrudescenza.

Terroristi senza armi sono solo patetici uomini disperati. Il principio fondamentale dell’arte della guerra è che le guerre si vincono senza combattere, ma privando i nemici delle risorse necessarie per attaccare e per difendersi (“Sun-Tzu e l’arte della guerra”).

Dall’11 settembre 2001 in poi, la Storia ci sta dimostrando che guerre indiscriminate contro popoli interi, portano solo morte, distruzione ed un’escalation di odio che si sta ritorcendo contro noi stessi. Invece di dichiarare guerra indiscriminatamente a questo o a quello Stato (l’Italia a breve dovrà discutere in Parlamento il cambiamento delle regole d’ingaggio permettendo ai Tornado di bombardare postazioni Isis in Iraq, inoltre la Libia ha minacciato il nostro Paese di rappresaglie militari per i presunti – smentiti dal Governo italiano – sconfinamenti delle nostre navi da guerra) o di fare la “radiografia” a comuni uomini, donne e bambini vittime delle guerre in Siria, è opportuno intensificare i controlli alle frontiere per controllare le merci e intercettare le armi indirizzate alle cellule terroristiche.

E allora si organizzi un pool internazionale per indagare su produttori e trafficanti di armi che abbia i poteri e la volontà effettiva di perseguirli anche eventualmente colpendo interessi economici nostrani o di nostri “alleati”.

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