L’RNA, i topi, il bombardamento di S. Lorenzo e le profezie autoavveranti.

l_importanza_dell_architettura_per_il_dna_6408Pubblicato sul giornale delle scienze psicologiche State of mind un articolo che illustra la ricerca condotta dalla Dott.ssa Mansuy e dai ricercatori del Brain Research Institute di Zurigo, nel quale è stato evidenziato che topi sottoposti a situazioni stressanti mostrano un’alterazione delle molecole dell’RNA (le molecole che copiano il DNA e sono responsabili della sintesi delle proteine) in diverse cellule comprese anche quelle spermatiche, nonché mostrerebbero modificazioni comportamentali simili alla depressione. Nello studio è stato evidenziato che nella progenie sono rilevate sia molecole di RNA alterato che le modificazioni comportamentali presenti nella generazione precedente pur in assenza delle stesse condizioni stressanti a cui era stata sottoposta quest’ultima.

L’articolo chiosa con l’affermazione che i risultati ottenuti sui topi sarebbero generalizzabili agli esseri umani, ipotizzando che i traumi subiti da genitori e nonni altererebbero l’RNA e che tali alterazioni sarebbero responsabili di disturbi dell’umore analogamente con quanto rilevato nei topi.

Quando si pubblicano i risultati di ricerche di questo genere occorre essere estremamente cauti nel trarre le conclusioni, soprattutto nel momento in cui si vuole trasferire le evidenze su una specie molto più complessa di quella utilizzata come campione della ricerca.

Il rischio, altrimenti, è quello di creare giustificazioni pseudo-scientifiche ad atteggiamenti di predestinazione rispetto alla psicopatologia del tipo: “ho un genitore (o un nonno) che ha subito traumi o è affetto da depressione quindi anche io sarò depresso”. Una concettualizzazione di questo genere determina conseguenze psicologiche a livello individuale e sistemico che comporteranno:

  • perdita dell’autostima e dell’auto-efficacia;
  • reificando la malattia può indurre disillusione e deresponsabilizzazione rispetto alla possibilità di trattamento e di raggiungimento di un livello soddisfacente di benessere psicologico;
  • atteggiamenti prevenuti da parte dei familiari e del contesto sociale in generale.

Il fatto che sia accertata una familiarità nei disturbi dell’umore (depressione e disturbo bipolare) così come nelle psicosi, non significa, tal quale, che questa familiarità sia mediata esclusivamente dalla genetica. Quando un genitore è affetto da una patologia così grave si innescano meccanismi relazionali che influenzano negativamente i figli, sia direttamente che indirettamente per il tramite dell’effetto che la patologia ha sul contesto familiare.

Senza entrare nel merito dei dettagli dello studio, possiamo sollevare alcuni interrogativi che mettono in discussione questa concatenazione di eventi fin troppo lineare quando si studiano sistemi complessi, quali sono comunque i topi, e ultra complessi quali sono le comunità di esseri umani:

  • qual è la percentuale di molecole di RNA alterato rispetto a quella non alterata, sintetizzata comunque a partire dal DNA che non può essere alterato se non in presenza di mutazioni?
  • Quanto è perdurante la presenza di RNA alterato considerando che le molecole hanno un ciclo di vita al termine del quale vengono catabolizzate?
  • Sono state prese le misure necessarie per evitare che fosse il comportamento alterato della prima generazione ad influenzare quello della seconda generazione di topi?
  • La seconda generazione di topi è stata separata dalla prima?

Il principio di indeterminazione di Heisenberg ci ha insegnato che osservare un sistema significa anche modificarlo. Ne consegue che se ad esempio i topolini neonati sono stati separati dalla generazione precedente per “isolare” l’effetto del RNA, ciò stesso potrebbe determinare conseguenze negative sul loro comportamento.

Già negli anni ’50 Harlow aveva dimostrato gli effetti negativi della separazione dalla madre in cuccioli di scimmie Rhesus e come quest’ultimi preferissero aggrapparsi ad un fantoccio rivestito di peluche che non forniva nutrimento, piuttosto che a quello di metallo che erogava latte.

Ci sono pertanto abbastanza elementi per affermare che topi, scimmie ed esseri umani sono sistemi così complessi da rendere estremamente difficile isolare l’effetto di un’unica variabile indipendente sul comportamento e che esistono una moltitudini di variabili intervenienti legate tra di loro da relazioni circolari.

Da questo punto di vista affrontare il comportamento umano esclusivamente dal punto di vista biologico è fuorviante. Si necessita di confrontare le ricerche condotte in campo psico-biologico con studi longitudinali e intergenerazionali su come i traumi influiscono a livello processuale sulle relazioni tra genitori e figli, nonché sulla costruzione di miti familiari che influenzano il comportamento e la psicologia di diverse generazioni. Il dialogo fra le neuroscienze e la psicologia può portare conoscenze utili a creare sinergie tra la medicina e la psicologia, tra la chimica e la psicoterapia. Soprattutto è fondamentale verificare gli effetti del trattamento psicoterapico di questi traumi a livello psicologico e della chimica del cervello.

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