Ruolo degli operatori

Estratto della lezione del 2 novembre 2006:

CORSO DI FORMAZIONE – “AFFETTIVITA’, SENTIMENTI E PERCORSI DI EDUCAZIONE SESSUALE NELLE PERSONE DISABILI”

“Il coinvolgimento dell’operatore nella gestione dell’intervento di educazione sessuale con i disabili, etica, pregiudizi e diritto alla sessualità” a cura del dott. Lelio Bizzarri

Quando una persona con ritardo mentale mostra dei desideri di natura erotica, dei sentimenti o dei comportamenti a carattere sessuale, nel suo contesto sociale e familiare si rileva il più delle volte una risposta di allarme e di ansia. Lo “spettro” che si evoca è quello di comportamenti sessuali incontrollabili che possono provocare conseguenze spiacevoli sia per la persona disabile stessa che per tutta la sua famiglia. I rischi immaginati e/o reali sono legati alle eventualità che la persona con deficit cognitivi:

  • attui comportamenti impulsivi a carattere sessuale (acting-out),
  • sviluppi una sorta di dipendenza sessuale;
  • contraddica le regole di desiderabilità sociale attuando
  • comportamenti esibizionisti o osceni (es.: masturbazione in
    pubblico);
  • subisca o agisca abuso sessuale;
  • dia seguito al concepimento di figli con la sua stessa patologia;
  • contragga malattie veneree.

Questi sono solo alcune delle eventualità negative che popolano l’immaginario collettivo in merito alla sessualità delle persone con ritardo mentale. Un ulteriore fattore di ansia ed apprensione è legato all’affettività e ai sentimenti. Familiari, amici ed operatori temono che la persona con ritardo mentale possa innamorarsi in quanto danno per scontati il rifiuto e la delusione. Si immagina che sicuramente un
uomo o una donna con deficit intellettivo che si innamori di qualcun altro venga respinto/a e che ciò determini uno sconvolgimento dell’equilibrio psicologico ritenuto, peraltro, estremamente precario.
Nei vari ambiti istituzionali (famiglia, case-alloggio, RSA, centri riabilitativi, ecc.), in virtù di tutti questi “buoni” motivi si cerca di tenere a freno e di controllare i sentimenti e i desideri erotici.
D’altra parte chi lavora quotidianamente nella relazione d’aiuto con persone disabili non può fare a meno di prendere atto dell’intensità della spinta di certi desideri verso la realizzazione e si confronta a malincuore con la sgradevole sensazione di dover svolgere l’ingrato compito del controllore e del repressore.
Inoltre la sessualità riveste un ruolo fondamentale nel determinare un soddisfacente livello di qualità della vita e nella promozione del benessere psicologico e sociale. Se ciò è vero per le persone normodotate è altrettanto vero per le persone che hanno una disabilità fisica o intellettiva. È per tale motivo che spesso ci si trova di fronte al dilemma tra la necessità di tutelare l’utente e la famiglia dai pericoli che realmente implica la sessualità e la possibilità di garantire il diritto a vivere la dimensione sessuale.
Un dilemma che per tanto tempo, è sembrato non avere soluzione.
Per tale motivo, esso veniva “bypassato” assumendo che le persone disabili fossero asessuate e indesiderabili.
Un assunto di questo genere ha prodotto e produce tutt’ora una serie di conseguenze a catena dannose, in primis sulle persone disabili che il più delle volte risultano essere i soggetti più deboli della complessa rete di relazioni che costituiscono il cosiddetto “mondo dell’handicap”.
È bene, inoltre, precisare che non solo si è ritenuto, e si ritiene, che le persone disabili siano asessuate, ma si presume che anche i loro sentimenti e affetti non abbiano la stessa valenza e dignità che si riserva a quelli delle persone cosiddette “normodotate”: ad esempio si tendono a considerare i sentimenti di una persona disabile verso una normodata, ridicoli, inappropriati, irrealistici oppure si tende a pensare alla relazione tra due persone con handicap (soprattutto se l’handicap
è intellettivo) in termini blandi, infantilizzanti: “una simpatia”, un “flirt” e non in termini di relazione tra partner.
Le persone che sono oggetto di questo atteggiamento sperimentano un vissuto di alienazione, sentono di essere considerati diversi e non degni della stessa considerazione che si riserva ai sentimenti di ogni altra persona. A livello psicologico un atteggiamento di questo genere ha un impatto negativo sull’autostima. Inoltre genera stati d’ansia legati al fatto che i propri sentimenti non hanno legittimità, libertà di espressione e possibilità di realizzazione nel contesto di una relazione.
Un vissuto di questo genere può determinare comportamenti di ostentazione della propria sessualità anche in contesti inappropriati. I comportamenti esibizionistici, la masturbazione coatta o i gesti impulsivi a sfondo sessuale che si possono riscontrare in diverse persone con ritardo mentale possono essere considerati anche alla luce di quanto abbiamo detto poc’anzi e non solo e soltanto in virtù
delle anomalie neurologiche.
A questo proposito, è bene evidenziare che i fenomeni di devianza sessuale non sono sempre e comunque presenti nelle persone con ritardo mentale e non sono un’esclusiva delle persone con deficit intellettivo. Inoltre è utile sottolineare che le strutture neurologiche implicate nella regolazione delle emozioni e dei loro correlati fisiologici sono il sistema limbico, l’ipotalamo e l’amigdala. Molto spesso invece i
deficit di ritardo sono dovuti ad anomalie strutturali e/o funzionali a carico dei lobi frontali, temporali e parietali della corteccia cerebrale.
Per tale motivo possiamo dire che se la patologia della persona disabile non implica problemi alle strutture deputate alla regolazione delle emozioni, non vi è motivo di ritenere che eventuali comportamenti devianti siano legati alle sue caratteristiche endogene.
È più probabile che esse siano legate al particolare sviluppo psicoaffettivo e alle caratteristiche dell’ambiente sociale.
Un’altra diretta conseguenza del considerare le persone disabili asessuate è la quotidiana violazione del rispetto per la loro privacy e intimità. Succede molto spesso che nel prendersi cura della persona nei suoi bisogni di base non si presti attenzione a creare un contesto intimo e riservato, al contrario, spesso si esplicano queste mansioni lasciando libero accesso ad altri operatori (sia dello stesso sesso
dell’utente assistito sia di sesso opposto) o ad altri utenti.
Attraverso la reiterazione di queste prassi nel quotidiano, la persona disabile impara che non è necessario mettere dei confini e sottrarre le nudità del proprio corpo alla vista di altre persone. I comportamenti “esibizionistici” che si rilevano in alcune persone con ritardo mentale possono essere visti anche in quest’ottica, piuttosto che spiegati semplicisticamente con il ritardo mentale stesso. Allo stesso tempo,
accade che familiari e operatori sanzionino e disapprovino detti comportamenti, creando una contraddizione che la persona disabile non riesce a comprendere: resta difficile capire, infatti, perché mentre si fa la doccia possono entrare più persone e in altri contesti è assolutamente vietato mostrare il proprio corpo nudo. Allo stesso
modo per la persona disabile risulta difficile capire perché diversi operatori possono alternarsi nella sua cura (quindi diverse persone possono toccarla e vederla anche nelle parti intime), ma non le è permesso toccare le persone con cui non ha una particolare confidenza. Infine, spesso e volentieri operatori uomini assistono donne disabili e, viceversa, operatori donne assistono uomini disabili.
Anche questo fatto contraddice le normali regole del pudore e dei rapporti tra generi e crea confusione e diseducazione sessuale nelle persone con disabilità. Queste contraddizioni possono indurre nella persona disabile anche forti stati di ansia, in quanto da una parte si sente invasa e oggetto di manipolazione in virtù dei bisogni
d’assistenza, dall’altra non riesce a comprendere quali sono le regole del vivere sociale rispetto alla dimensione sessuale.
Infine, porre come normale l’accesso da parte di più persone alla sfera intima della persona disabile, mette a grave rischio di abuso sessuale la persona stessa. Ciò si verifica perché la persona disabile non ha dei punti di riferimento per stabilire se qualcuno sta invadendo la sua sfera intima, dato che essa nella quotidianità non ha dei confini chiari e netti. Inoltre molto spesso si educa la persona disabile
all’obbedienza piuttosto che al mostrare assertività. La mancanza di assertività, di capacità di dire “no” o di porre un freno e un confine alle richieste altrui, è uno dei più importanti fattori di rischio di abuso sessuale.
A volte anche la sfera dell’immaginario è sanzionata nelle persone con ritardo mentale. Eppure essa riveste un ruolo fondamentale. Le fantasie sentimentali, erotiche o sessuali che siano, hanno l’importante compito di lasciar fluire dentro di noi le emozioni e le sensazioni erotiche, senza doversi necessariamente confrontare con la realtà. Così quando una persona disabile investe eroticamente verso una persona dello spettacolo o del cinema, si pensa di dover frustrare queste fantasie stimolando, invece, il principio di realtà. È bene ricordare che quando si entra nella pubertà e nell’adolescenza (fasi che nelle persone con ritardo psicofisico possono essere posposte cronologicamente), si sperimentano sensazioni corporee ed emozioni sconosciute e per questo si ha bisogno di esplorarle, maneggiarle, percepirle, assaporarle. Alla luce di ciò rivolgere queste sensazioni ed emozioni nuove, verso persone dello spettacolo è un buon modo per collocarle in un contesto protetto, a metà strada tra la realtà e la fantasia. Inoltre, se si ha la pazienza di aspettare, nel corso dello sviluppo psicoaffettivo di una persona disabile si rileva ad un certo punto lo spostamento dei desideri erotici, dalle persone dello spettacolo a quelle che compongono il contesto sociale di riferimento.
In merito alla questione relativa a quale sia la migliore postura emotiva che un operatore dovrebbe tenere, è possibile dire che nessuna relazione d’aiuto può essere benefica se non è supportata da un buon livello di coinvolgimento emotivo e da una reciproca empatia.
D’altra parte, un operatore deve riuscir a monitorare sia le sue emozioni che le reazioni dell’utente (comunicate prevalentemente attraverso il canale non verbale), per evitare che suoi bisogni emotivi lo spingano verso un contatto fisico ed emotivo che l’utente non è disposto ad accettare o che esula dal tipo di relazione che intercorre tra le due parti. Altre volte quando in un utente disabile si rileva una
storia di deprivazione affettiva da parte dei genitori, l’operatore/operatrice può essere spinto/a a supplire a dette carenze emotive. Ciò si concretizza in situazioni molto ambigue e pericolose dal punto di vista giuridico-legale e in un logorante coinvolgimento emotivo da parte dell’operatore che si fa carico dei problemi di più
utenti. Il rischio è quello di andare incontro a burn-out o di snaturare la natura della relazione, che diventa altro rispetto alla relazione d’aiuto. È più utile, se possibile, cercare di inviare la coppia genitoriale verso un servizio di sostegno psicologico che li conduca verso un processo di accettazione della disabilità del/della figlio/a e a dare il giusto apporto affettivo che compete loro in qualità di genitori.
In conclusione, l’educazione sessuale delle persone con disabilità passa prevalentemente attraverso la reale applicazione dei principi che regolano la vita intima e sessuale. Risulta paradossale chiedere a delle persone più deboli da un punto di vista intellettivo, un rispetto che di norma non viene usato nei loro confronti. Molto spesso l’espletamento della relazione di aiuto consiste nel compiere semplici e fondamentali gesti senza la pretesa onnipotente di supplire a i guasti
evolutivi che la vita impone ai nostri utenti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...