Handicap e sessualità: tra stereotipi, paure e speranze alla ricerca di una sessualità possibile.

5 APRILELa sessualità è la dimensione dove gli esseri umani possono raggiungere un contatto
intimo e profondo, nonchè è fonte di piacere privilegiata e canale di conoscenza di sè e degli altri per eccellenza. Allo stesso tempo proprio per il suo potere di coinvolgimento degli aspetti più profondi della natura umana, può essere portatrice di conseguenze estreme sia in senso positivo che negativo; è probabilmente per tali motivi che, mentre negli altri ambiti della vita alle persone disabili sono ampiamente riconosciuti tutti i diritti di integrazione (lavoro, studio, socializzazione, ecc.), rispetto alla sessualità si fa ancora molta fatica a riconoscere la possibilità di diventare consapevoli della propria sessualità e delle potenzialità del proprio corpo o di esprimere sentimenti d’amore e desideri erotici, oppure ancora, di desiderare di legarsi ad un/una partner e di avere dei figli. Tanti sono ancora i pregiudizi verso le persone disabili e, allo stesso tempo, la concezione della sessualità è ancora costretta in schemi e modelli rigidi. Generalmente si tende a ritenere che l’amore e l’unione possa avvenire solo fra persone in perfetta (o quasi) efficienza fisica e mentale e che tale unione debba concretizzarsi sempre e comunque in un rapporto di coppia fra persone in grado di avere rapporti completi e di generare dei figli formando così una famiglia. D’altro canto le persone disabili non rispettano questi canoni, molte di loro hanno grandi difficoltà nell’avere rapporti completi e non hanno l’autonomia sufficiente per garantirsi una vita di coppia indipendente dagli altri o per creare un nucleo familiare. Alla luce di ciò sembra impossibile pensare ad una vita sessuale e sentimentale per le persone disabili, imbarazzante e doloroso sollevare la questione, nonché irragionevole, inutile e, in alcuni casi, pericoloso realizzare programmi di orientamento alla sessualità per le persone disabili.

Nonostante ciò, nella società si riscontra un moltiplicarsi spontaneo di manifestazioni di desideri sessuali e sentimenti d’amore da parte di persone con disabilità (sia fisica che mentale), così come si realizzano flirt, rapporti di coppia duraturi, unioni di fatto, matrimoni e famiglie con genitori disabili. Nella maggior parte dei casi le persone che affrontano coraggiosamente questo percorso di crescita affrontano grandi difficoltà in quanto sollevano paure, angosce e resistenze da parte di familiari, operatori, amici e conoscenti. In altri casi invece si può riscontrare una tacita speranza di veder realizzate relazioni e progetti di vita insieme, speranza che porta con sè un inconfessabile desiderio di lenire un’antica ferita narcisistica: nascere disabili o aver generato un figlio disabile e sentirsi per questo, altro e di meno dal resto della società.

Il ruolo dell’operatore sociale nella delicata mediazione tra famiglia e persona disabile.
Quando una persona disabile manifesta desideri sessuali e sentimenti d’amore il più delle volte la famiglia si trova impreparata ad affrontare la molteplicità di emozioni positive e negative che un evento del genere scatena. Una situazione del genere si concretizza in una reazione di difesa e di chiusura rispetto alle aspettative della persona disabile. Spesso quest’ultima chiede informazioni, mostra curiosità o semplicemente cerca un confidente che non riesce a trovare nella famiglia. Spesso a supplire a questa mancanza si trovano gli operatori che, interpellati dai loro utenti, si rendono conto di dover in qualche modo dare una risposta formativa, anche in considerazione del fatto che la persona disabile difficilmente riesce a confrontarsi su questo tema con il gruppo dei pari. Altre volte i centri diurni o le scuole sono i luoghi dove nascono e vivono i flirt e gli amori delle persone con disabilità. In tutti questi casi gli operatori si trovano a dover loro stessi affrontare l’obiezione e la resistenza delle famiglie. Si concretizza per questo motivo la necessità che l’operatore svolga un lavoro di mediazione fra le richieste del figlio e i divieti della famiglia per poter intraprendere un percorso di orientamento e formazione alla sessualità che veda coinvolti tanto gli utenti disabili che le rispettive famiglie.

Handicap, sessualita’ e identita’ di genere.
Anche nel mondo della disabilità è possibile constatare che esiste un duplice atteggiamento verso la sessualità a seconda che si prenda in considerazione una persona di genere maschile o di genere femminile. Nel primo caso esiste molta più apertura verso l’espressione di desideri e di impulsi sessuali. Si riconosce più facilmente che l’uomo anche nella gravità della sua patologia ha desideri sessuali e si apre ad una possibilità di soddisfazione. L’immagine che più spesso si ha delle donne diversamente abili non prevede la possibilità che possano provare desideri sessuali e quando essi si manifestano sono molto più osteggiati e delegittimati rispetto agli uomini. Anche le paure sono molto differenti: nel caso degli uomini si ritiene che il desiderio di soddisfazione sessuale possa diventare incontenibile e concretizzarsi in comportamenti di abuso verso altre persone, mentre per quanto riguarda le donne il rischio più spesso paventato è l’abuso e lo sfruttamento sessuale subito. Al di là di queste presunte diversità un po’ stereotipate,
esiste veramente una reale differenza nel modo di incarnare la sessualità fra i due generi e questo va tenuto in conto quando si fanno proposte e si progettano percorsi di orientamento sessuale per evitare il rischio di proporre ad un genere o all’altro modalità di relazionarsi alla sessualità nei quali non si rispecchiano.

Disabilita’ ed educazione sessuale: che cos’e’, perchè farla e come farla.
Fare educazione sessuale significa innanzitutto creare ambiti protetti e riservati in cui dubbi, paure e curiosità circa la sessualità possano essere espressi. In secondo luogo è importante dare informazioni rispetto agli aspetti fisiologici della sessualità per spiegare i cambiamenti corporei legati alla maturazione puberale. Questi cambiamenti avvengono nelle persone disabili eppure non vengono quasi mai spiegati per quello che sono, a volte si rimuove l’argomento, nel peggiore dei casi si reagisce in modo ansioso e ansiogeno. Inoltre è importante spiegare che esiste un modo per viversi fisicamente la sessualità rispettoso di se stesso e degli altri. Nel primo caso è utile spiegare che la masturbazione può essere un modo naturale e spontaneo di conoscere il proprio corpo scoprendo le sue potenzialità edoniche, laddove molto spesso è vissuto come fonte di vergogna e sofferenza. Nel secondo caso è importante stimolare le persone disabili ad agire la sessualità in maniera responsabile sia informandole sulle conseguenze che possono avere i comportamenti sessuali sul corpo degli altri e sul proprio, sia sulle strategie di prevenzione che si possono adottare per evitare gravidanze indesiderate, contagio di malattie veneree. Fare educazione sessuale significa anche fare prevenzione verso l’abuso sessuale o insegnare competenze per comunicare i propri sentimenti e per scambiarsi piacere senza violare la libertà e sensibilità altrui.

Disabilita’ e omosessualita’.
È piuttosto frequente riscontrare un orientamento omosessuale anche in persone con disabilità sia fisica che mentale. Soprattutto nel caso di persone con ritardo mentale l’omosessualità viene giustificata come un ritardo dello sviluppo dell’identità di genere o comunque come uno degli aspetti deviati dalla patologia. Occorre però sottolineare come già da più di 15 anni l’omossessualità non è più considerata una parafilia essendo essa stata eliminata dall’elenco delle patologie a carattere sessuale nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico Statistico (DSM-IV). L’omosessualità è ritenuta ormai un orientamento sessuale allo stesso modo dell’eterosessualità e dovrebbe essere decaduta la cattiva abitudine di psichiatri e psicologi di trovare una spiegazione all’omosessualità.
Come spesso accade alcune conquiste sociali ottenute già da anni, sembrano non essere applicabili al mondo dell’handicap nel quale ci si ritrova a fare battaglie per ottenere diritti che nei restanti settori della società sembrano assodati. È opportuno soffermarsi, quindi, sul fatto (per certi versi ovvio, ma nei fatti ancora non accettato) che essere disabile non esclude l’eventualità di avere un orientamento omosessuale, al fine di facilitare la legittimazione sociale dell’espressione dell’omosessualità anche nelle persone disabili.

Disabilità e violenza sessuale: i diritti e la legislazione in merito.
La violenza e l’abuso sessuale è una drammatica realtà anche nel mondo della disabilità. La legislazione punisce con il doppio della pena chi ha un rapporto sessuale con un’altra persona approfittando della sua incapacità fisica o mentale di manifestare il suo dissenso. Inoltre stabilisce che si concretizza abuso sessuale ogni volta in cui si ha un rapporto sessuale con una persona che temporaneamente o permanentemente è incapace di intendere e di volere. Quando la persona implicata in un rapporto sessuale ha un ritardo mentale spetta allo psicologo valutare, caso per caso, attraverso una perizia la capacità della persona di
comprendere la natura del rapporto sessuale e le sue conseguenze. Non è possibile stabilire che ogni volta che una persona con ritardo mentale ha un rapporto sessuale si verifica un abuso in quanto si negherebbe il diritto della persona in questione di vivere la propria sessualità.

Clicca qui per compilare il questionario per la rilevazione degli atteggiamenti circa la sessualità nelle persone diversamente abili.

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